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ADHD: Sintomi e Diagnosi |
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sintomi e valutazione diagnostica del disturbo da
deficit di attenzione e iperattività |
Avvertenze.
Si ricorda che la valutazione dei sintomi elencati deve
essere svolta da un clinico. La valutazione diagnostica non
si limita al verificare la presenza dei sintomi ma comprende
complessi processi diagnostico-differenziali associati ad
una valutazione globale del funzionamento. Inoltre
l'interpretazione dei sintomi non può essere affrontata
senza esperienza nel settore clinico. Il consiglio è quindi
di affidarsi a professionisti della salute certificati
realmente esperti in materia. Una sottostima od una
sovrastima dei sintomi e del loro impatto psico-sociale può
compromettere la salute della persona. In psicologia
emotocognitiva alla diagnosi fenomenologica viene associata
un'attenta valutazione del processi di funzionamento
sistemico.
Va ricordato
che secondo le teorie emotocognitive, sviluppate dallo
psicologo e scienziato italiano
Marco Baranello, la
malattia mentale, così come "classicamente" considerata non
esisterebbe. In psicologia emotocognitiva preferiamo
riferirci a "disturbi psicofisilogici" anziché parlare di
"disturbi mentali" anche se la dicitura classica verrà
utilizza per scopi di comunicazione internazionale ovvero
per ridurre le distanze terminologiche tra clinici e
ricercatori.
Tale appunto è fondamentale perché, in assenza di condizioni
mediche generali in grado da sole di giustificare la
fenomenologia sintomatologica nota come ADHD, il disturbo è
dovuto, secondo le teorie emotocognitive, esclusivamente ad
una distorta interpretazione dei sintomi e quindi ad una
tendenza al contrasto da parte del sistema.
Qualora l'ADHD fosse la manifestazione esclusiva di da
patologie come ipertiroidismo o cause lesive, malformazioni
o cause neoplastiche, in questi casi non va curato l'ADHD ma
ovviamente il problema medico a monte della manifestazione.
Questo per le teorie emotocognitive vale per tutte le forme
cosiddette psicopatologiche e porta a rivedere lo stesso
concetto di "malattia mentale" ormai divenuto anacronistico.
Nella pratica l'ADHD non è quindi mai una malattia, di fatto
gli psicologi ad orientamento emotocognitivo non considerano
la somministrazione dei farmaci adeguata né adeguate le
forme classiche di psicoterapia per favorire l'intervento
psicologico riabilitativo attraverso strumenti
psicoeducativi e psicopedagogici non rivolti al minore, ma
somministrati alle famiglie.
Baranello auspica infatti che il sapere possa essere diffuso
per attivare progetti di rieducazione funzionale rispetto al
nostro attuale sistema di convinzioni ormai secolarizzato.
Un cambiamento così semplice e così rivoluzionario che,
secondo Baranello, potrebbe permettere di debellare quasi
ogni forma di disturbo. Un programma di rieducazione che
deve poter coinvolgere i sistemi educativi primari e le
famiglie, ma che, considerando quanto potere giri
attualmente intorno a farmaci e psicoterapia, avrà bisogno
di più generazioni per poter essere applicato realmente.
Per la diagnosi
fenomenologica, quindi per parlare di ADHD, ci riferiremo
per il momento ai manuali diagnostici internazionali
utilizzati in diversi ambiti della salute "mentale", sia
medici che psicologici.
Attualmente il
DSM-IV (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali)
fornisce due elenchi di sintomi; il primo elenco comprende
la manifestazione di disattenzione, il secondo quelle di
iperattività/impulsività. Per il DSM-IV devono essere
presenti i sintomi richiesti nei criteri o (1) o (2).
Disattenzione
(1) il DSM-IV richiede che "sei (o più) dei seguenti
sintomi di disattenzione siano persistiti per almeno 6 mesi
con una intensità che provoca disadattamento e che contrasta
con il livello di sviluppo":
-
spesso non
riesce a prestare attenzione ai particolari o commette
errori di distrazione nei compiti scolastici, sul
lavoro, o in altre attività
-
spesso ha
difficoltà a mantenere l'attenzione sui compiti o sulle
attività di gioco
-
spesso non
sembra ascoltare quando gli si parla direttamente
-
spesso non
segue le istruzioni e non porta a termine i compiti
scolastici, le incombenze, o i doveri sul posto di
lavoro (non a causa di comportamento oppositivo o di
incapacità di capire le istruzioni)
-
spesso ha
difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle attività
-
spesso
evita, prova avversione, o è riluttante ad impegnarsi in
compiti che richiedono sforzo mentale protratto (come
compiti a scuola o a casa)
-
spesso
perde gli oggetti necessari per i compiti o le attività
(per es., giocattoli, compiti di scuola, matite, libri,
o strumenti)
-
spesso è
facilmente distratto da stimoli estranei
-
spesso è
sbadato nelle attività quotidiane
(2) sei (o più)
dei seguenti sintomi di iperattività-impulsività sono
persistiti per almeno 6 mesi con una intensità che causa
disadattamento e contrasta con il livello si sviluppo:
Iperattività
-
spesso
muove con irrequietezza mani o piedi o si dimena sulla
sedia
-
spesso
lascia il proprio posto a sedere in classe o in altre
situazioni in cui ci si aspetta che resti seduto
-
spesso
scorrazza e salta dovunque in modo eccessivo in
situazioni in cui ciò è fuori luogo (negli adolescenti o
negli adulti, ciò può limitarsi a sentimenti soggettivi
di irrequietezza)
-
spesso ha
difficoltà a giocare o a dedicarsi a divertimenti in
modo tranquillo
-
è spesso
"sotto pressione" o agisce come se fosse "motorizzato"
-
spesso
parla troppo
Impulsività
-
spesso
"spara" le risposte prima che le domande siano state
completate
-
spesso ha
difficoltà ad attendere il proprio turno
-
spesso
interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti
(per es., si intromette nelle conversazioni o nei
giochi)
Per
diagnosticare il disturbo il soggetto deve mostrare uno
schema di disattenzione e/o iperattività che presenti
determinati aspetti quali:
-
il
comportamento si manifesta da almeno sei mesi
-
i sintomi
sono presenti prima dei sette anni
-
disattenzione, iperattività e impulsività non sono così
presenti in soggetti della stessa età
-
lo schema
comportamentale interferisce in modo significativo nelle
attività quotidiane, i sintomi influiscono negativamente
in due o più contesti: famiglia, scuola, relazioni
sociali.
Si distinguono
tre sottotipi:
Il quadro
sintomatologico varia a mano a mano che il bambino cresce, l'iperattività
dei primi anni di vita può, a volte, attenuarsi
sensibilmente in adolescenza, questo non vuol dire che basta
aspettare che il bambino cresca e che il problema si risolva
da solo, in quanto il rischio, in assenza di un intervento
psicologico clinico mirato e precoce è che possano svilupparsi
alri disturbi psicofisiologici: disturbi d'ansia,
disturbi dell'umore, disturbi dell'apprendimento, disturbi
della comunicazione, disturbi affettivo-relazionali, ecc. Si
ricorda che nella maggior parte dei casi trattati si evita
di intervenire direttamente sul bambino ma, in psicologia
emotocognitiva, si applicano le nuove metodologie cliniche
di intervento psicologico indiretto. Questo permette al
bambino di non essere inserito in contesti sanitari che
potrebbero in realtà risultare patogenetici anziché
risolutivi.
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