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Comprensione dell'ADHD |
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valutazione del funzionamento nel disturbo da
deficit di attenzione/iperattività |
Il Bambino
Iperattivo
Nei bambini è
comune riscontrare scarsa tolleranza alla frustrazione,
scoppi d'ira, prepotenza, ostinazione, eccessiva e frequente
insistenza sul fatto che le richieste siano soddisfatte,
umore instabile, demoralizzazione, disforia, rifiuto da
parte dei coetanei, e scarsa autostima. Questo, secondo le
teorie emotocognitive, è l'aspetto fenomenologico ma non
rappresenterebbe una malattia o l'indicazione di un
disturbo.
Sono, per lo psicologo italiano Baranello, sintomi con
aspetti del tutto funzionali che, però, un sistema di
convinzioni ormai secolarizzato o il sistema di convinzioni
del sistema familiare, sociale o del gruppo al quale ci si
riferisce, considerano disfunzioni.
La comprensione dell'ADHD varia quindi in base al sistema
teorico utilizzato. Le teorie emotocognitive non
sottovalutano il disturbo ma creando una profonda
distinzione tra sintomi e disturbo.
Il sintomo rappresenta una normale funzione tesa a ridurre
stati psicofisiologici di attivazione centrale e periferica
rispetto al sistema nervoso, tanto da permettere
all'organismo una perfetta armonizzazione rispetto al
sistema in cui esso è inserito. Il disturbo invece deriva
dall'opposizione del sistema organismo o più ampiamente,
soprattutto nel caso di minori, del sistema ambiente, al
processo di scarica tensiva naturale dell'organismo stesso.
Di fatto il contrasto diretto alla sintomatologia porta allo
sviluppo di ciò che Baranello definisce "conflitto attuale"
che porta allo sviluppo della tensione sistema definita
sintomo-specifica e quindi, secondo il processo circolare
definito in psicologia emotocognitiva "loop disfunzionale"
alla genesi del disturbo vero e proprio.
Spesso si possono notare risultati
scolastici compromessi e svalorizzati che diventano sovente causa di conflitti con la famiglia e con gli
insegnanti.
Questo tipo di "conflitto" deriva, secondo le teorie di
Baranello, da una inadeguata informazione circa il reale
funzionamento dell'organismo quindi su errate convinzioni.
I bambini possono essere accusati di essere pigri in quanto
l'insufficiente capacità di impegno in attività e compiti
che richiedono uno sforzo prolungato è spesso interpretata
come segno di pigrizia, di scarso senso di responsabilità o
di comportamento oppositivo.
In alcune situazioni quali guardare la televisione, essere
impegnati in un videogioco, o in una attività che li
coinvolge in modo diretto con adulto i bambini riescono a
prestare attenzione o a stare seduti. Anche nelle prime
settimane di scuola il bambino può avere un comportamento
fenomenologicamente più controllato. Questo può sconcertare ed insospettire
genitori ed insegnanti sul fatto che i bambini siano attenti
e partecipi solo quando lo vogliono o quando qualcosa li
interessi in modo particolare, come il gioco.
Di nuovo una errata interpretazione può portare a forzare il
sistema educativo e quindi attivare nuovamente il circuito
chiuso che genera il disturbo.
Le difficoltà di apprendimento che possono manifestarsi,
apparentemente derivanti dal comportamento
iperattivo e non controllato che, secondo alcuni, non permetterebbe al bambino in
classe di prestare attenzione alle lezioni e quindi di
partecipare in modo costruttivo.
Il movimento continuo,
che identifica per Baranello lo stato tensivo sul muscolo e
che ha portato allo sviluppo della teorie per cui l'ADHD sia
sviluppato da un rapporto di scambio ad alta frequenza tra
l'attivazione centrale e periferica del sistema nervoso in
soggetto del tutto sani, potrebbe nella pratica impedire una
forma attentiva verso altro con il risultato di non concentrarsi, di
non ricordare o di non comprendere o non
eseguire un compito. In realtà, spiega Baranello, il
soggetto iperattivo è inserito in un sistema che, nel
tentativo di risolvere il problema, incrementa lo stato
delle stimolazioni portando quindi ad una iperstimolazione
che poi l'organismo dovrà liquidare necessariamente per via
motoria. Le teorie emotocognitive del Dott. Baranello si
sviluppano infatti integrando i concetti fisici del primo e
secondo principio della termodinamica allo studio dei
processi organizzativi psicofisiologici. Insomma cercare di
aiutare in modo diretto il bambino produce una
iperstimolazione che porta l'organismo a liquidarla per via
motoria (l'unica via finale per Baranello) quindi a
cronocizzare proprio i sintomi che il sistema educativo
vorrebbe ridurre.
La conseguenza è che il bambino
acquisisce con grande fatica le informazioni e spesso rimane
indietro nel programma rispetto all'andamento generale della
classe, con una possibilità di recupero sempre più bassa.
Questo comporta, in molti casi, il raggiungimento di risultati scolastici
significativamente al di sotto delle sue potenzialità,
questa condizione fa si che il bambino assuma un
atteggiamento negativo nei confronti della scuola, vissuta
principalmente come luogo di frustrazione e di fallimento.
Le difficoltà relazionali sono la conseguenza di una
modalità negativa di approcciarsi ai compagni,
caratterizzata a volte da prepotenza, aggressività,
irritabilità che però se lette nell'ottica del sistema che
esperisce e in relazione a ciò che il bambino sta subendo in
termini di iperstimolazione, risulterà ad un occhio attento,
del tutto normale, anche se socialmente non accettabile.
Le teorie emotocognitive suggeriscono infatti di optare per
una modificazione delle azioni di controllo ambientali al
fine di favorire la soluzione tensiva dell'organismo fino ad
ottenere, in tempi in realtà piuttosto brevi, a volte quasi
immediati, una spontanea remissione del problema.
Nel gioco dei
soggetti con diagnosi di ADHD sembra prevalente la
difficoltà a rispettare il proprio turno e ad accettare e
applicare le regole. Proviamo però a pensare al numero più
elevato di imposizioni, moralmente giuste ma nella pratica
non funzionanti, che il soggetto con ADHD subisce proprio a
causa dell'idea che occorra gestirlo e controllarlo!
Il risultato è che spesso il bambino finisce per
essere isolato o per giocare con i bambini più piccoli dove
può esercitare un suo personale controllo e quindi sentirsi
artefice della propria esperienza.
La interazioni possono essere qualitativamente negative e
quantitativamente scarse sia con il gruppo dei pari che con
gli adulti, sempre dal punto di vista fenomenologico.
La compromissione della sfera relazionale e sociale può
interferire in modo significativo sul normale processo di
sviluppo che oggi chiamiamo emotocognitivo. Il bambino non ha la
possibilità di fare sufficienti esperienze positive di
riuscita e di riconoscimento personale che possano favorire
la percezione di sé come persona adeguata ed in grado di
agire in modo funzionale ovvero secondo le teorie
emotocognitive non svilupperebbe un adeguato senso volitivo
all'interno del contesto.
La Famiglia
Le relazioni
familiari sono spesso caratterizzate da risentimento,
irritazione, contrasto, rabbia, soprattutto perché la
variabilità del quadro sintomatologico del bambino porta
spesso i genitori a ritenere che tutto il comportamento
inopportuno sia volontario. Le azioni messe in atto dal
bambino all'interno dell'ambiente assumono connotazioni del
tutto diverse se l'ottica si cala dal punto di vista del
soggetto.
Il sintomo diviene connotato negativamente per convinzioni
sociali, anche piuttosto diffuse, e le azioni di contrasto
diretto tese all'inibizione dell'azione del bambino, portano
alla genesi di vere e proprie contratture muscolari che poi
l'organismo risolverà con stati di attivazione del tutto
involontari, cronicizzandosi.
La psicologia emotocognitiva sostiene la non esistenza di
vere e proprie strutture stabili enfatizzando il ruolo dei
processi di mantenimento psicofisiologici alla base del
disturbo. Di fatto quello che chiamiamo cronicizzazione può
risolversi proprio agendo su tali processi.
Cronico, nelle teorie emotocognitive del Dott. Baranello, è
soltanto un modo sempre uguale di organizzazione
disfunzionale rispetto al sintomo e sarà cronico finché non
si modificherà il processo. Una prospettiva, quella
emotocognitiva, rivolta completamente al futuro anziché al
passato.
Trovarsi al centro di una incessante iperattività può essere
molto spossante ed irritante per la famiglia. La tutela del
minore senza la tutela della famiglia è davvero inutile.
Per questo l'intervento emotocognitivo è un intervento di
armonizzazione sistemica.
Il bambino iperattivo è un
bambino difficile da calmare e da consolare nei modi che
popolarmente conosciamo, quelli di tipo diretto, che, si
rivelano del tutto inutili ed inefficaci anzi, addirittura
patogenetici. Se si cerca di
prenderlo in braccio, di tenerlo vicino a se, di
accarezzarlo o di parlargli è sfuggente.
Spesso atteggiamenti apparentemente normali come dire "stai
tranquillo" o all'opposto "rimproverarlo" oppure
atteggiamenti basati sul cercare si spiegare o all'opposto
punirlo, si rivelano del tutto fallimentari in quanto, per
Baranello, sono comunque orientati verso il tentativo di
risolvere un problema in modo diretto. Sarebbe come dire ad
un "drogato" che la droga fa male. Sicuramente è giusto ma
non sortisce di certo grandi effetti, visto che è
un'informazione che la persona già conosce.
Baranello sostiene che la metodologia di intervento più
efficace passa invece per un nuovo tipo di informazione, di
tipo indiretto, basata proprio sulle nuove nozioni circa il
funzionamento dell'organismo prodotte dalle teorie
emotocognitive.
Per la famiglia uscire di casa può rappresentare un enorme problema
perché
andare al supermercato, al ristorante, in un albergo, a casa
di amici e parenti potrebbe significare essere costretti a
subire i comportamenti del figlio per mantenere una calma
"apparente" assecondando le sue richieste per evitare che
manifesti dei comportamenti eccessivi.
I genitori possono sentirsi delusi nelle loro aspettative di
essere in grado di consolare e di prendersi cura del figlio,
i suoi comportamenti tendono a farli innervosire e ad agire
cercando ogni modo per contenere la sua irrequietezza
sgridandolo, punendolo, cercando di convincerlo con discorsi
o promettendogli dei premi se si comporta bene. Tentativi
che falliscono puntualmente il loro obiettivo, come abbiamo
visto.
Anche il contesto sociale nel quale la famiglia vive può
mettere in dubbio le capacità del genitore di educare o di
essere in grado di controllare il figlio, generando un altro
fattore che influenzerà negativamente la situazione e la
possibilità di risolvere il problema.*
Il bambino, a volte, sembra agire apposta per far perdere la
pazienza ai genitori che a loro volta, nonostante facciano
ricorso a tutte le loro risorse cercando di "provarle tutte"
per risolvere il problema, possono diventare insofferenti ed
esausti, soprattutto nel vedere che la situazione non
migliora. Viene ad instaurarsi così quello che le teorie
emotocognitive hanno chiamato loop disfunzionale,
ossia un processo circolare ridondante nel quale i
tentativi di soluzione messi in atto non solo non risolvono
il problema ma alimentano il problema stesso acuendo la
tensione sintomo-specifica e quindi producendo proprio il
sintomo come effetto e quindi la genesi del disturbo.
Questo ovviamente non significa che il genitore abbia colpe,
tutt'altro.
Baranello sostiene che nessuno può essere considerato
colpevole direttamente perché in realtà il problema è
semplicemente derivato da una carenza informativa adeguata.
Il concetto di "colpa" è spesso basato su vecchie teorie del
trauma, del tutto inesistenti e scientificamente non
rilevanti secondo Baranello, che vogliono associare cause
simboliche, quindi del tutto astratte, alle manifestazioni
sintomatologiche apparentemente disfunzionali. Queste
teorie, secondo Baranello, dovrebbero essere prese con molta
cautela perché rischiano di creare falsi legami tra
causa-effetto e quindi contribuire al mantenimento stesso
del problema e alimentare più il business basato su vecchi
assiomi anziché risolvere realmente i problemi.
I genitori possono essere sconcertati dal non riuscire a
comprendere cosa faccia agire il figlio in un certo modo e
si sentono isolati anche dal punto di vista sanitario, dove
nessuno è in grado nella pratica di dire loro un semplice ed
efficacie "come fare".
Si trovano di fronte a mille informazioni, concetti
generali, ma a poche reali soluzioni, ovvero c'è un deficit
conoscitivo che va assolutamente colmato e si dimostra con
la scarsa efficacia della maggior parte degli interventi
oggi esistenti.
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