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Terapia Psicologica del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività |
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il trattamento in psicologia emotocognitiva dell'ADHD
senza farmaci (terapia indiretta e diretta) |
Le cure
psicologiche applicate nei trattamenti ad orientamento
emotocognitivo non utilizzano né farmaci né psicoterapia, ma
strumenti psicoeducativi personalizzati per finalità
terapeutico-riabilitative.
Il processo che
scatena, mantiene e può aggravare gli eccessi di
irrequietezza nel bambino iperattivo viene definito dalla
psicologia emotocognitiva come un tentativo di soluzione
autonoma ad un intenso stato di attivazione di base, per cui il
bambino si muove senza uno scopo ambientale preciso al fine
di trovare soluzione ad una
tensione inizialmente a-specifica.
Il bambino trova così un suo momentaneo equilibrio
attraverso l'attività motoria, paradossalmente sembra che
solo l'attività motoria sembra "calmarlo". Si tratta
ovviamente di una modalità di gestione delle attivazioni
socialmente
disfunzionale visto in un'ottica complessa di tipo bio-psico-sociale.
Secondo Baranello le attività motorie sono dovute ad una
iperstimolazione che si chiude in un circuito riverberante
amplificandole quindi aumentandone frequenza e potenza. Il
soggetto risulta quindi del tutto sano ma incastrato in un
processo disfuzionale, che, una volta scardinato, andrà in
remissione spontanea in breve tempo.
Il tattamento psicologico preferenziale utilizzato è di tipo indiretto
che, in base alle
nuove tecniche di intervento definite dalla psicologia emotocogntiva,
è risultato il metodo di trattamento attualmente più
efficace per portare a remissione i sintomi del disturbo in
modo del tutto spontaneo e senza quindi intervento
farmacologico o psicoterapico.
Il trattamento indiretto prevede la sola presenza dei
genitori (uno o entrambi secondo i casi), o chi si
prende cura del soggetto lasciando il
bambino nel suo contesto di vita senza sottoporlo ad un
percorso di cura diretta che tenderebbe ad intensificare il
suo senso di inadeguatezza e la percezione di non funzionare
come tutti gli altri bambini, di essere diverso e di essere
la causa di tutte le situazioni sconvenienti in cui si viene
a trovare e in cui coinvolge anche si trova intorno a lui.
L'obiettivo dell'intervento psicologico
orientato secondo le teorie emotocognitive è quello di
individuare le modalità di comunicazione e di reazione ai
comportamenti del bambino che interrompano il "loop
disfunzionale" che si è venuto a creare tra le
manifestazioni sintomatiche del bambino e quello che nel
contesto ambientale/familiare viene fatto per contenerlo
direttamente e che, ovviamente, non ha sortito reale
effetto.
La prima posizione del trattamento è completamente
psicoeducativa atta ad informare su una nuovissima
concezione circa il funzionamento dell'organismo che sia
personalizzata, quindi adattata al chi richiede
l'intervento. L'informazione viene quindi adeguata al
sistema di valori della famiglia e al suo tipo di cultura.
Lo psicologo infatti si astiene nel fornire giudizi o
consigli rispetto a valori o concetti morali.
Il problema per una famiglia è infatti quello per il quale
il figlio sembra completamente non aderente ai principi base
che vorrebbero trasmettere. Non vanno cambiati i presupposti
morali ma adeguata l'informazione armonizzandola con il
sistema.
Infatti, per Baranello, non sono i contenuti simbolici ad
influenzare il problema ma i processi organizzativi che, a
differenza dei contenuti simbolici che possono essere
infiniti, sono uguali per tutti gli organismi di una stessa
specie.
Normalmente intorno al bambino viene a crearsi un'atmosfera
di insofferenza, di irritabilità e di tensione incrementata
il senso di impotenza e di frustrazione che nasce dal
riscontrare come tutti i tentativi di ristabilire una
condizione di calma, da parte del sistema famiglia o
ambiente, falliscono.
Le nuove forme di cura psicologica orientate secondo le
scoperte della psicologia emotocognitiva ha lo scopo di
interrompere il loop disfunzionale suggerendo nuove
modalità di comunicazione e comportamento basate sulla
valutazione dei processi di funzionamento sistemico relativi
ad ogni specifico caso.
Si parte dal presupposto di considerare il soggetto sano, ma
in uno stato di disturbo. L'azione del bambino non verrà né
assecondata né inibita ma processata e armonizzata in
relazione alla specifica valutazione dei processi
organizzativi caso-specifici (per questo non è possibile
dare indicazioni generiche in questa sede).
Ciò su cui agisce la psicologia emotocognitiva è proprio su
tutti quei processi psicofisiologici o più generalmente
sistema-relativi che stanno alla base del mantenimento del
disturbo, nel qui-e-ora e che, se perpetuati, potrebbero portare ad un suo
aggravamento.
Essendo tali processi, per Baranello, del tutto reversibili
in quanto sono gli stessi processi funzionali semplicemente
incastrati in un sistema circolare riverberante (il "loop
disfunzionale" di Baranello), l'obiettivo delle
cure psicologiche secondo l'orientamento emotocognitivo è ripristinare il normale
funzionamento del sistema modificando i processi
da disfunzionali a funzionali, attraverso una corretta,
quanto innovativa, informazione.
Si attiva così
un'interruzione del loop disfunzionale generando un
cambiamento che fa sperimentare sia al bambino che ai
genitori la capacità di agire per ripristinare una
condizione di benessere generale che coinvolge tutto il
sistema, questo processo incrementa le possibilità di
remissione completa del problema in tempi brevi e verrà
percepito dal bambino in modo del tutto naturale, come se
fosse sempre stato così.
L'intervento psicologico non prevede assolutamente la
somministrazione di psicofarmaci, anzi, in assenza di
condizioni mediche generali il farmaco potrebbe entrare a
far parte proprio del loop disfunzionale, e non è previsto neanche
l'intervento congiunto psicologico-farmacologico, altresì
non è prevista psicoterapia e assolutamente sconsigliata
quella diretta sul bambino. Il bambino non va inserito in
contesti di cura quando oggi è possibile intervenire senza
la presenza del minore.
I
trattamenti suggeriti sono relativi a cure puramente psicologiche
o psicopedagogiche in grado di portare l'organismo
ad una remissione spontanea dei sintomi e alla soluzione del
problema.
Attualmente c'è una certa tendenza della psichiatria a
somministrare psicofarmaci a bambini ed adolescenti. E' bene
rilevare sia la presenza di rischi relativi agli effetti
collaterali del farmaco dal punto di vista chimico, che
troppo spesso vengono sottovalutati, sia gli effetti
deleteri dal punto di vista psicofisiologico.
Come sostiene il Dott. Baranello chi somministra il farmaco,
o convince mediaticamente a somministrare farmaci, in genere
si prende soltanto la responsabilità di tale consiglio,
mentre tutta la responsabilità degli effetti collaterali è a
carico del paziente, o meglio, della famiglia.
L'utilizzo di psicofarmaci conferma psicofisiologicamente, per le
teorie emotocognitive, sia ai
genitori che al bambino di essere in una condizione di malattia. Questa percezione
genera reazioni del sistema che andranno proprio a
confermare la presenza della malattia: i genitori si
potrebbero comportare come se il bambino fosse malato ed il
bambino si comporterà da malato come conseguenza.
L'aspettativa psicofisiologica di essere malati porta ad una
tendenza dell'organismo a mantenere la disfunzione. Questo
in quanto tutto il sistema è portato ad agire ponendo
l'attenzione su quello che non funziona (comportamento
fenomenologicamente iperattivo del bambino) e ad organizzarsi in funzione del
sintomo come problema.
La psicologia emotocognitiva considera patogenetica l'azione
del farmaco anziché risolutiva così come le azioni tese a
risolvere direttamente il problema.
Nelle terapie di riabilitazione psicologica indiretta, per sintetizzare, con le nuove
metodologie cliniche applicate, lo psicologo emotocognitivo
fornirà al
sistema familiare delle strategie specifiche ed
individualizzate facendo riferimento allo stile di
funzionamento globale del sistema. Si tratta di
una complessa prestazione clinico-sanitaria di tipo
psicologico ed è quindi necessario rivolgersi a
professionisti psicologi esperti in grado di utilizzare le
nuove metodologie cliniche della psicologia emotocognitiva.
L'intervento è esclusivamente basato sulla psicoeducazione
circa le nuove scoperte nel campo dei processi organizzati
alla base del mantenimento sintomatologico.
L'elenco ufficiale dei centri di
trattamento psicologico ad
indirizzo di psicologia emotocognitiva è disponibile sul
sito www.ctpsi.it
Le teorie
emotocognitive si distanziano anche dalle teorie cognitive e
cognitivo-comportamentali e non utilizzano direttamente
strategie di rinforzo e punizione né tecniche dirette di
desensibilizzazione o esposizione. Si differenziano anche
dalle impostazioni psicoanalitiche in quanto non orientano
l'attenzione al passato, al simbolo o alle dinamiche
relazionali pregresse. L'orientamento emotocognitivo è
completamente orientato al futuro agendo sul qui-e-ora,
ovvero sui processi di mantenimento del problema.
Si tratta di nuovi concetti che fanno capi ad
un'integrazione di più discipline ovvero a studi sia nel
campo della psicofisiologia che nel campo della fisica. Si
allontanano inoltre dal simbolismo astratto e dalle
impostazioni della psicologia filosofica per abbracciare una
psicologia scientifica basata sulle prove di efficacia,
sulla codifica matematica delle propri assiomi, quindi su
principi di predittività, verificabilità e ripetibilità dei
risultati.
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