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Disturbo d'Ansia da
Separazione: Terapia Psicologica
In base alle innovazioni teoriche e tecniche
dell'approccio sistemico-relativista della psicologia
emotocognitiva il trattamento psicologico indiretto è la
forma di trattamento d'elezione per la maggior parte dei
sintomi, delle problematiche e dei disturbi in età evolutiva
e adolescenza.
Il trattamento indiretto, nell’infanzia e nell’adolescenza,
è un tipo di intervento psicologico che prevede solo il
coinvolgimento di uno o più membri adulti significativi
della famiglia (entrambi i genitori o un solo genitore
secondo i casi, o chi altri si prende cura del minore).
L'intervento si focalizza unicamente sul problema attuale
prendendo in considerazione la modalità di manifestazione
dei sintomi e quali sono stati i tentativi di soluzione del
problema messi in atto, con l'obiettivi di ripristinare una
condizione di benessere sia del minore che dei genitori.
Lo psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva
valuta i processi a livello bio-psico-sociale che mantengono
il sintomo e che, se perpetuati, potrebbero aggravarlo.
Spesso i problemi psicologici che coinvolgono il contesto
familiare si formano sulla base delle reazioni messe in atto
sia dal minore che dal sistema per cercare di risolvere il
problema.
Il disagio diventa così causato non tanto dal problema in
sé, quanto dal modo in cui si sta cercando di risolverlo. Si
innesca un processo ridondante, un circuito chiuso, che in
psicologia emotocognitiva viene definito loop disfunzionale.
Lo psicologo interviene proprio su questo processo
ridondante valutando le variabili che lo sostengono e
definendo un intervento caso-specifico, ossia tenendo conto
delle caratteristiche specifiche del sistema di riferimento.
Modalità disfunzionali di soluzione del problema, nel caso
del disturbo d'ansia di separazione possono essere quelle di
rassicurare, di minimizzare la sofferenza del bambino, di
assecondare le sue richieste di presenza (come restare fuori
scuola fino alla fine delle lezioni, evitare di andare al
lavoro per rimanergli vicino e farlo sentire protetto,
inserirlo in un contesto di cura, provare a cambiare scuola,
ecc.). Questi tentativi rimandano al bambino la percezione
che non lo si ritiene in grado di fare un cosa semplice, che
molto spesso aveva fatto prima dell'inizio della
manifestazione del disturbo, ossia andare a scuola come
fanno tutti i bambini "normali". Così facendo le azioni ed i
comportamenti sia del contesto di riferimento (famiglia,
scuola) che del bambino vanno sempre a confermare la
percezione di essere malato, inadeguato, di non essere in
grado di.
Le intenzioni che spingono gli adulti ad adottare tutte le
soluzioni possibili sono sempre le migliori, di amore e di
affetto, ma fenomeno fondamentale è quello di riconoscere
quando quello che stiamo facendo non funziona e rivolgerci
ad un professionista in grado di intervenire, in questo caso
il professionista di riferimento è lo psicologo, che
interviene in tempi brevi e senza l'uso di farmaci.
E' opportuno rivolgersi a psicologi esperti del settore in
grado di applicare le nuove tecniche del colloquio clinico
della psicologia emotocognitiva.
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