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Disturbo Borderline di Personalità
comprensione, sintomi, diagnosi e terapia psicologica del BPD

disturbo borderline di personalità centro diagnosi e cura

 


Sintomi e Diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità

instabilità - alterazioni dell'umore - impulsività - tentativi di suicidio - aggressività - ...


La Diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità (BPD)
la valutazione diagnostica di un disturbo di personalità così invalidante come il disturbo borderline deve essere accurata e non si dovrebbe limitare al riconoscimento di alcuni sintomi.

Il processo di valutazione diagnostica, in quanto prestazione sanitaria, può essere elargito soltanto da professionisti della salute.

Lo psicologo può avvalersi sia del colloquio psicologico, strumento preferenziale per la diagnosi ed il trattamento in ambito psicologico-clinico sia consigliare di rivolgersi ad un tecnico, in caso di dubbi, per approfondimenti con una batteria di test.

La valutazione diagnostica in psicologia prende in considerazione non soltanto la presenza dei sintomi ed i criteri di esclusione ma anche il funzionamento psico-sociale del paziente. Il legame tra diagnosi e cura in psicologia non è lineare. Ovvero ad una diagnosi di disturbo borderline non segue una cura uguale per ogni paziente con la stessa valutazione. Lo studio dei processi psico-sociali che sostengono e mantengono il problema è la condizione necessaria per realizzare trattamenti specifici per ogni paziente. Questo ha reso gli attuali interventi psicologici più efficaci per la cura del paziente con diagnosi di BPD.

In psicologia, quindi, utilizzando i nostri modelli, una diagnosi intesa come "etichetta" non viene utilizzata. Anche in caso di sintomi simili, quindi, si focalizza l'attenzione clinica su come il paziente ed il suo sistema di vita reagiscono a tali comportamenti, azioni e pensieri sintomatici.

Un pericolo diagnostico
Il paziente borderline può essere confuso con un paziente affetto da disturbo bipolare II o disturbi ciclotimico. La valutazione diagnostica in casi così complessi non può risolversi in un incontro ma è necessario un processo diagnostico-differenziale.
Ricevere una diagnosi di disturbo bipolare II anziché di disturbo borderline, in alcuni ambienti di cura soprattutto medico-psichiatrici, significa utilizzare specifici interventi farmacologici che potrebbero aggravare il problema anziché risolverlo.
Il consiglio è, qualora la diagnosi venga attribuita con superficialità e nel giro di una sola seduta, di rivolgersi ad un altro professionista.
L'atteggiamento dello psicologo è addirittura di evitare qualsiasi etichetta diagnostica che può rivelarsi, in alcuni casi, di ostacolo al trattamento.

I Criteri Diagnostici del DSM-IV-TR
Riportiamo di seguito i criteri diagnostici fenomenologici del disturbo borderline di personalità, ricordando che non sono comunque sufficienti per una diagnosi positiva. Rivolgersi ad uno psicologo è sempre necessario. Una lettura dei sintomi senza l'esperienza clinica e la conoscenza dei criteri di esclusione, dei processi diagnostico-differenziali e delle possibilità di comorbidità potrebbe produrre come fenomeno la sensazione che ognuno possa, in un modo o nell'altro, essere diagnosticato positivamente. Rivolgetevi sempre a professionisti esperti in materia.

Diagnosi Fenomenologica (Elenco dei Sintomi)
Il DSM-IV-TR, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, include il disturbo borderline nel gruppo B dei disturbi di personalità e lo indica come:

Una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell'immagine di sé e dell'umore e una marcata impulsività, comparse nella prima età adulta e presenti in vari contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:

  • sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono

  • un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate dall'alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione

  • alterazione dell'identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili

  • impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto (spendere oltre le proprie possibilità, sessualità promiscua e a rischio, abuso di sostanze, abuso di alcol, guida spericolata, abbuffate e condotte bulimiche)

  • ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari, o comportamento automutilante (autolesionismo, tagli su braccia e gambe, bruciature di sigaretta, ecc.)

  • instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell'umore (per es., episodica intensa disforia, irritabilità o ansia, che di solito durano poche ore, e soltanto raramente più di pochi giorni)

  • sentimenti cronici di vuoto

  • rabbia immotivata e intensa o difficoltà a controllare la rabbia (per es., frequenti accessi di ira o rabbia costante, ricorrenti scontri fisici)

  • ideazione paranoide, o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress.

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