Vaginismo & Dispareunia
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Vaginismo e Dispareunia
diagnosi e trattamento psicologico dei disturbi da dolore sessuale

Centro di Terapia Psicologia

 

Disturbi da Dolore Sessuale: Diagnosi e Terapia in Psicologia e Sessuologia

Vaginismo e Dispareunia: Comprensione Psicologica

valutazione psicofisiologica e bio-psico-sociale del disturbo da TIC in psicologia emotocognitiva

I Disturbi da Dolore Sessuale sono spesso associati a disturbi d’ansia, disturbi di somatizzazione (come sintomi gastro-intestinali, algici e sintomi di conversione), tendenza al controllo, tipici di persone che presentano una sottostante organizzazione di personalità del gruppo ansioso.
Essendo le problematiche relative alla sessualità causa di imbarazzo e vergogna, molto spesso la persona che presenta tali disturbi preferisce rimandare qualsiasi trattamento psicologico fino quando il problema non diviene significativamente invalidante dal punto di vista relazionale.
Infatti, quando l’esperienza di dolore genitale durante il coito (dispareunia) o di contrazione involontaria dei muscoli perineali (vaginismo) diviene ricorrente o persistente, provoca inevitabilmente un forte disagio e la persona è costretta a ridurre od evitare i rapporti sessuali anche nell’ambito di una relazione esistente oppure limitare lo sviluppo di nuove relazioni sessuali.
Donne e ragazze affette da vaginismo di tipo primario spesso sono caratterizzate da una tendenza alla richiesta di affetto e coccole e trovano spesso un partner compiacente. Possono risultare donne con pensieri, comportamenti e paure tipicamente adolescenziali. Spesso possono risultare personalità con una tedenza all'infantilismo.

La persona con disturbo da dolore sessuale nel corso del tempo potrebbe decidere di rassegnarsi al fatto di non avere rapporti oppure ricorrere a terapie a base di lubrificanti. Tali condotte di evitamento così come l'uso di creme lubrificanti o di farmaci ansiolitici (troppo spesso utilizzati) in realtà non risolvono realmente il problema, al contrario tendono a mantenerlo fino a diventare azioni patogenetiche.
La persona che soffre di vaginismo o dispareunia si trova in una condizione in cui spesso non comprende la causa del problema o crede che sia dovuto a specifiche condizioni (problemi lavorativi, problemi con il partner, preoccupazioni varie, ecc.). In altri casi la persona crede che non ci sia un vero e proprio problema e che la sessualità non sia così importante.

In realtà  il sintomo, che si manifesta per la prima volta inaspettatamente, si configura come una soluzione spontanea ed autonoma dell’organismo ad un incremento di tensione psicofisiologica. Tale tensione è un incremento di tono e non necessariamente legata a specifici eventi o situazioni.
Gli organismi umani hanno la necessità fisiologica di associare ad un contenuto simbolico un'esperienza involontaria del corpo quindi tenderanno a controllare la situazione cercando di agire su quella rappresentazione mentale.
Il disturbo da dolore sessuale diviene una reazione dell'organismo quale manifestazione di un tentativo della persona di tenere sotto controllo "qualcosa". Quel qualcosa è, nella maggior parte dei casi, il corpo stesso.
Ovvero la persona cerca di controllare il proprio organismo cercando di non provare dolore o avvicinandosi con estrema attenzione e preoccupazione alla relazione sessuale. Il dolore e la sofferenza associati però sono tali che la persona tenderà sempre più spessa a rinunciare all'attività sessuale.
La paura che possa verificarsi di nuovo il dolore (paura che si attiva ogni volta che si pensa di poter avere un rapporto sessuale) genera nella persona un’ansia di tipo anticipatorio (preoccupazione) che produce un incremento di tensione soprattutto di natura muscolare nel distretto genitale. Tale tensione ha necessità di essere risolta dall'organismo, che spontaneamente produrrà proprio il sintomo quale soluzione tensiva involontaria. Il sintomo però è doloroso e la persona tenderà ad evitarlo instaurando un circolo vizioso di natura psicofisiologica.
Si genera così ciò che la psicologia emotocognitiva definisce un “loop disfunzionale” ovvero un processo circolare e ridondante che mantiene e aggrava la situazione anziché risolverla. Di fatto tutti i tentativi di soluzione messi in atto autonomamente dalla persona sono destinati a fallire e il paziente percepisce un senso di impotenza ed inadeguatezza. L’obiettivo dell’intervento psicologico, grazie alle innovazioni prodotte dalla psicologia emotocognitiva, consiste nello scardinare questo processo ridondante, al fine di ripristinare il normale funzionamento dell’organismo dal punto di vista psicofisiologico.

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