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DOMANDE ALLO PSICOLOGO |
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Progetto "Psicologia: Una Risorsa
per la Salute" Servizio d'Informazione Generale |
| Cause della Bulimia Nervosa |
Come mai si finisce per essere
affetti da bulimia nervosa, ci sono delle cause generali
scatenanti e perché non si riesce ad arrestare razionalmente
(nel senso che basta rifletterci per capire che non è una
cosa giusta da fare) il processo dell'abbuffata?
Esistono diverse cause
possibile per lo sviluppo dei sintomi bulimici che portano
ad essere affetti da un disturbo alimentare come la bulimia
nervosa.
Non esistono cause scatenanti uguali per tutti. Diremo che i
fattori che influenzano lo sviluppo del disturbo sono
essenzialmente di tipo psico-sociale.
La questione, in psicologia, non è come è nato il disturbo
ma cosa si può fare per evitare che si mantenga nel tempo,
ovvero come risolverlo. Oggi fortunatamente è possibile una
terapia psicologica, non farmacologica, breve anche per la
bulimia nervosa.
Comunque, in linea molto generale, esistono due linee
patogenetiche che spiegano lo sviluppo dei sintomi: una
linea che segue una tendenza dell'organismo di tipo
impulsivo in cui i sintomi vengono percepiti come piacevoli
ed una seconda linea caratterizzata da una tendenza invece
al controllo, che si instaura nelle persone con base ansiosa
o fobico-ossessiva in cui i sintomi vengono riconosciuti
come un problema e sono percepiti spiacevoli.
Quello che accade è, soprattutto nel secondo caso, che ad un
certo punto della vita della persona (in genere in
adolescenza o prima età adulta) capita di abbuffarsi per la
prima volta e, come spesso accade, di vomitare o di iniziare
condotte compensatorie (uso di lassativi, diuretici,
esercizio fisico eccessivo, clisteri,...). La sensazione che
si prova è doppia: da una parte sollievo e dall'altra
sofferenza.
La persona, la prima volta, potrebbe pensare di smettere e
che non lo farà ancora oppure provare paura o ancora sensi
di colpa o vergogna per il sintomo.
Questo processo attentivo incrementa le tensioni
disturbo-specifiche che altro non fanno che incrementare il
sintomo stesso. La persona vorrebbe liberarsi dal sintomo ma
più tenta di farlo più la situazione peggiora. Quello che
aumenta è soltanto la sensazione di impotenza fino a
sfociare in sintomi depressivi.
La psicologia emotocognitiva definisce questo circolo
vizioso che alimenta il problema "loop disfunzionale".
Come in tutti i problemi psicologici, anche per la bulimia
ogni tentativo autonomo della persona di risolvere i sintomi
non produce effetti positivi, anzi, spesso aggrava la
situazione per un motivo molto semplice e allo stesso tempo
complesso dal punto di vista psicofisiologico: i sintomi non
sono provocati da un agente esterno come un virus, ma sono
prodotti dall'organismo stesso. Quando vogliamo
razionalmente interrompere il processo dell'abbuffata o il
circolo vizioso di abbuffata-vomito-condotte compensatorie
ci troviamo a contrastare il nostro organismo generando un
conflitto che in psicologia emotocognitiva definiamo
"conflitto attuale" tra una tendenza autonoma dell'organismo
di produrre i sintomi ed un tentativo dello stesso organismo
di combattere i sintomi da egli stesso prodotti. Si genera
un paradosso intrapsichico che porta a dire alla persona "è
più forte di me, non riesco a smettere". Non è questione né
di forza di volontà, né di intelligenza in quanto il
processo è di tipo psicofisiologico.
Il problema, però, lo ribadisco, è davvero risolvibile in
tempi brevi rivolgendosi a psicologi esperti nel settore. Il
vero problema a volte è non fare nulla per risolvere un
problema quando esistono i mezzi per farlo.
a cura del
Dott.
Marco Baranello
psicologo fondatore della psicologia emotocognitiva
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