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problemi di enuresi: cosa fare?

Ho un bambino di 7 anni che ha problemi di enuresi notturna e diurna, aveva raggiunto il controllo vescicale a tre anni, ma negli ultimi sei mesi ha iniziato a bagnarsi di nuovo. Non so più come comportarmi ho provato sia con i premi che con le punizioni ma è veramente dura.
Da bambina avevo lo stesso problema, cosa posso fare?

risposta

Per il bambino l'enuresi (farsi la pipì addosso o al letto) rappresenta una fonte di disagio ed imbarazzo, tende a vergognarsi del disturbo e ad evitare situazioni che possano metterlo in difficoltà, limitando la possibilità di frequentare amici (paura di essere deriso) o partecipare ad eventi sociali. Anche nell'ambito familiare il disturbo è fonte di ansia e preoccupazione che può rendere difficile la relazione tra il bambino ed i genitori. Al disturbo si associano problemi psicologici, affettivi, emotivi e relazionali.
Il bambino non va considerato un malato, il problema va inquadrato dandogli il giusto peso, ed è importante tenere presente che è possibile affrontarlo e risolverlo, mediante un efficace intervento psicologico ovviamente rivolgendosi a psicologi esperti nel settore.
Avendo avuto da bambina lo stesso problema può cercare di ricordare cosa provava e pensava all'epoca.
Parlare a suo figlio rispetto al fatto che lei abbia avuto lo stesso problema può aiutare soltanto se viene detto nel modo appropriato, ovvero senza svalutare la sensazione di disagio che suo figlio può provare. In questo il ricordo di ciò che lei sentiva può aiutare a capire meglio come vive suo figlio il disturbo.
Il bambino non va mai sgridato e non va premiato se non si bagna, non insistere nel mandarlo a fare la pipì e non annotare gli orari di quando si bagna o di quando fa la pipì, svegliarlo di notte e costringerlo a fare pipì può essere controproducente ed essere interpretato come una punizione. Questi atteggiamenti possono aggravare la situazione o generare un rifiuto verso il bagno, in quanto l'attenzione è concentrata sul disturbo e sulla capacità del bambino di controllarsi, questo riduce ulteriormente la stima che il bambino ha di stesso, mortificandolo e rendendolo ancora più insicuro.
In questo modo si instaura un processo circolare, definito in psicologia emotocognitiva loop disfunzionale, nel quale il soggetto si trova coinvolto in un insieme di comportamenti, pensieri e azioni proprie e del sistema di riferimento in cui vive (famiglia, scuola, amici, ecc.) che invece di risolvere il problema tendono al suo mantenimento e peggioramento.
È quindi consigliabile un intervento psicologico indiretto di tipo psicoeducativo, che coinvolga solo i genitori (od uno soltanto dei genitori), prima che si instauri un atteggiamento errato nei confronti del problema.
L'obiettivo è quello di individuare strategie di comportamento e di comunicazione efficaci alla risoluzione del problema, tenendo conto della modalità di manifestazione del disturbo, delle caratteristiche proprie del sistema familiare e sociale di riferimento e dei tentativi di soluzione messi in atto fino ad ora.
L'intervento psicologico è quindi il metodo d'elezione per il trattamento dell'enuresi.

a cura della
Dott.ssa Letizia Maduli


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