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DOMANDE ALLO PSICOLOGO
servizio gratuito del Progetto "Psicologia: Una Risorsa
per la Salute" |
| Scetticismo sulla Cura
degli Attacchi di Panico |
Gentile Dott. Baranello, sono
capitato su questo sito consigliato da un amico che dice di
aver risolto gli attacchi di panico in poche sedute con il
suo metodo della
psicologia emotocognitiva, addirittura già da subito ha
visto diminuire improvvisamente le crisi d'ansia.
E' un amico e posso anche credergli ma forse non aveva un
vero e proprio attacco di panico anche se lui dice che i
sintomi sono proprio quelli che ho io.
Io convivo con il problema da anni e già seguo una terapia
psicoanalitica classica (da più di 5 anni, una volta a
settimana) con uno psichiatra. Faccio uso di ansiolitici e
antidepressivi. Soffro inoltre di insonnia primaria con
enorme difficoltà ad addormentarmi. Dopo così tanti anni di
terapia e di crisi d'ansia come è possibile che si possa
davvero guarire, come dite. In tempi brevi? Scusate ma sono
molto scettico.
La psicologia è una scienza in
continuo aggiornamento e oggi abbiamo a disposizione un
nuovo metodo di intervento clinico attraverso il colloquio
psicologico derivato dalla psicologia emotocognitiva.
Ricordiamo che la psicologia emotocognitiva si distingue sia
dai vecchi metodi psicologici in quanto non focalizza
l'attenzione sul passato o su ipotetiche cause inconsce, sia
dagli interventi psichiatrici di tipo farmacologico, in
quanto non utilizza farmaci e ne sconsiglia l'uso nella
maggior parte dei casi soprattutto per i disturbi da
attacchi di panico ed i sintomi associati (come le forme
depressive che definiamo reattive-secondarie).
Si differenzia anche dai metodi di terapia strategica in
quanto non utilizza inganni terapeutici o forme di ipnosi e
si differenzia dai metodi cognitivi o comportamentali poiché
non utilizza tecniche di apprendimento di schemi mentali
"positivi".
La psicologia emotocognitiva è innanzitutto un paradigma
teorico ovvero un modello che spiega oggi il funzionamento
di un organismo.
La psicologia emotocognitiva, che ricordiamo è un modello
sviluppato direttamente dai nostri centri di studio e
ricerca, si pone come ponte tra i classici metodi
psicologici e la fisiologia. E' un approccio
psicofisiologico che mira a riorganizzare l'organismo in
modo funzionale interrompendo il circolo vizioso
(tecnicamente loop disfunzionale) in cui si trova chi soffre dei
sintomi del panico (a cui spesso si associato sintomi
depressivi secondari). Tutto questo avviene attraverso lo
strumento sanitario del colloquio psicologico (quindi una
prestazione che può essere elargita da psicologi) e senza uso di
farmaci. Si agisce sugli stessi processi fisiologici su
cui dovrebbero in teoria agire i farmaci ma permettendo
all'organismo di ripristinare automaticamente tali risorse.
Infatti ricordiamo che uno stimolo psicologico è in grado di
modificare l'intera fisiologia dell'organismo. La psiche
infatti altro non è che uno dei più complessi processi
fisiologici dell'organismo. E' un processo superiore in
grado di organizzare l'intera fisiologia del corpo. Per fare
un esempio basta un insulto, quindi uno stimolo psicologico,
per modificare i livelli di adrenalina nel sangue, così come
uno stimolo erotico è in grado di produrre vasodilatazione,
lubrificazione-tumescenza, modificazioni ormonali,
accelerazione della frequenza cardiaca e modificazioni della
pressione arteriosa. Tutto senza farmaci.
La psicologia emotocognitiva utilizza quindi modalità
psicologiche (colloquio clinico) per modificare la
fisiologia dell'organismo in modo funzionale. In una battuta
diciamo che facciamo in modo che l'organismo funzioni in
proprio favore anziché contro se stesso.
Il trattamento ha generalmente un'altissima aspettativa di
efficacia ed in tempi piuttosto brevi ovvero attraverso
poche sedute psicologiche che si svolgono a frequenza
variabile (lei da 5 anni va in psicoanalisi una volta a
settimana, in psicologia emotocognitiva questo è
impensabile). Soltanto le prime sedute di valutazione sono
svolte una volta a settimana per
poi essere dilazionate nel tempo per un numero complessivo
piuttosto basso.
In psicologia emotocognitiva il concetto di "convivere con
il problema" non esiste. Quando esistono metodi per
risolvere un problema perché conviverci? Oggi questi metodi
esistono ma ovviamente va valutato ogni specifico caso. Non
promettiamo certo la soluzione al problema come se fosse una
specie di miracolo. Il colloquio psicologico è una
prestazione sanitaria e come tutti gli interventi
l'efficacia è basata su valutazioni statistiche. I dati però
sono altamente confortanti e possiamo dichiarare con un alto
margine di sicurezza che la maggior parte di chi segue il
trattamento riesce a risolvere il disturbo in tempi brevi
(remissione completa) e comunque c'è sempre una riduzione
della sintomatologia (remissione parziale).
Ricordiamo che quando una terapia non produce effetti in
tempi adeguati è consigliabile pensare che forse non sta
funzionando. Gli psicologi ad indirizzo di psicologia
emotocognitiva dichiarano sempre la durata del trattamento e
non diranno mai "ci vorrà ancora molto tempo", "ci sono
molte cose da capire", ecc.
Il trattamento è focalizzato alla remissione della
sintomatologia utilizzando in modo funzionale gli stessi
processi fisiologici dell'organismo che stanno mantenendo il
disturbo. Inoltre l'efficacia del trattamento deve essere
visibile al paziente in termini di diminuzione dei sintomi.
Qualora non si evidenziassero risultati nei tempi previsti è
proprio lo psicologo che propone di interrompere il
trattamento e consiglia eventualmente altre forme di
terapia, ma, fortunatamente questi sono casi abbastanza rari
con queste nuove tecniche.
Lo scetticismo che lei presenta non soltanto è lecito ma ci
aiuta a spiegare meglio cosa sia un intervento psicologico
oggi e come funzionano i nuovi metodi clinici.
Molti infatti pensano che andare dallo psicologo significhi
andare a farsi una chiacchierata, sviscerare ogni parte
della vita della persona oppure trovarsi di fronte ad una
persona che ascolta e basta e dà qualche consiglio cercando
di essere comprensivo. Lo psicologo ad indirizzo di
psicologia emotocognitiva in genere non si perde in
chiacchiere e focalizza da subito l'attenzione clinica sui
processi psicofisiologici che stanno mantenendo il sintomo
oggi indipendentemente da ciò che potrebbe averlo generato.
Le persone che accedono ai nuovi metodi trovano un ambiente
completamente diverso da ciò che li preoccupava
inizialmente.
Non possiamo certo promettere al 100% che per il suo caso
l'intervento sarà efficace come per il suo amico senza una
valutazione diretta ma possiamo affermare con certezza che
oggi le probabilità di risolvere il disturbo da attacchi di
panico con queste metodologie sono tra le più alte. Nella
nostra casistica clinica nessun caso trattato è rimasto
invariato e nessun caso trattato è peggiorato. I
miglioramenti sono statisticamente rilevanti per ogni
paziente che ha seguito il ciclo di trattamento e la
remissione del sintomo c'è nella quasi totalità dei casi
trattati.
Inoltre mi permetto di evidenziare che
sta continuando a seguire una terapia anche se questa non risulta
efficace visto che da ben cinque anni è in cura sia con farmaci che
con psicoanalisi senza evidentemente risolvere il problema. A volte
pensiamo che il problema non è risolvibile anziché pensare che forse
il metodo non sia adeguato.
Continuiamo a sostenere che non è sufficiente rivolgersi ad un
qualsiasi psicologo, un medico o ad uno psichiatra, ma occorre
conoscere quale professionista e quale metodo siano oggi più
efficaci per risolvere il proprio specifico problema.
a cura del
Dott.
Marco Baranello
psicologo fondatore della psicologia emotocognitiva
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