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DOMANDE ALLO PSICOLOGO
servizio gratuito del Progetto "Psicologia: Una Risorsa
per la Salute" |
| Disturbi e Problemi del
Sonno nei Bambini |
Mia figlia di 6 anni non riesce
a dormire nella cameretta con la sorella, ma si sveglia
anche più volte per dormire con i genitori.
Ho provato a spostarla nel suo lettino, ma lei poi torna, le
ho promesso regali, ma non c’è niente da fare. Abbiamo anche
provato con delle tisane. Mia moglie, invece non è così
contraria e quindi non si oppone più di tanto quando la
bambina viene a dormire nel lettone.
Questo comporta numerosi risvegli durante la notte che
compromettono il riposo notturno sia della bambina che di
noi genitori, inoltre io e mia moglie discutiamo spesso
riguardo al modo diverso di affrontare il problema.
Mi devo preoccupare, come devo agire?
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risposta (a cura
della Dott.ssa Letizia Maduli) |
Quando sono presenti problemi
relativi alla fase di addormentamento e del sonno notturno è
importante intervenire precocemente per evitare che il
problema si stabilizzi o si aggravi con la conseguente
manifestazione di sintomi collaterali che possono rendere la
situazione più complessa e difficile da gestire e risolvere.
In presenza di disturbi del sonno è possibile riscontrare
nel bambino irritabilità, pianto frequente, dipendenza dalle
figure di riferimento, instabilità dell’umore, difficoltà di
attenzione e concentrazione, durante il giorno può apparire
stanco e privo di energia.
I disturbi del sonno che si manifestano nell’infanzia
possono essere causati da diversi fattori quali: un
trasloco, la nascita di un fratellino, l’inserimento a
scuola, un momento di conflittualità familiare, un periodo
di malattia, ecc. Oppure possono derivare da problemi del
sonno presenti già dai primissimi mesi di vita.
Anche le regole della famiglia, lo stile educativo, le
abitudini familiari e le pressioni ambientali possono avere
un ruolo nel determinare o nel mantenere i disturbi del
sonno manifestati dal bambino.
Indipendentemente dalla causa che ha determinato l'insorgere
del problema è bene valutare quanto le soluzioni che vengono
messe in atto per risolverlo stiano in realtà stabilizzando
o aggravando il problema stesso.
L’utilizzo di farmaci o di tisane non risolve il problema,
anzi amplificano la percezione del problema stesso e creano
delle false aspettative rispetto all’efficacia del metodo
utilizzato. Nella maggior parte dei casi, infatti, i
cambiamenti sono solo momentanei.
L’intervento psicologico più efficace in questi casi è un
intervento psicoeducativo di tipo indiretto.
Le nuove tecniche della psicologia emotocognitiva
considerano il trattamento indiretto la forma di intervento
più efficace per la risoluzione di disagi, problemi e
disturbi riguardanti il bambino e la sua famiglia.
Il trattamento indiretto è un intervento breve e prevede
solo la presenza dei genitori (entrambi o uno solo secondo i
casi), il colloquio prende in considerazione unicamente il
problema riportato con l’obiettivo di valutare accuratamente
la situazione e di individuare delle modalità di
comunicazione e di comportamento efficaci a risolvere il
disturbo.
a cura della
Dott.ssa
Letizia Maduli
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