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servizio gratuito del Progetto "Psicologia: Una Risorsa per la Salute"


Timidezza e Disturbo Evitante di Personalità

Sono un uomo di 36 anni e fin da piccolo sono stato sempre timido e riservato. Ricordo che a scuola avevo difficoltà a partecipare ad attività di gruppo con i compagni e diventavo immediatamente rosso quando i professori mi rivolgevano una domanda. L'imbarazzo era talmente forte che spesso non riuscivo a sostenere neanche un'interrogazione, mi bloccavo e non riuscivo a parlare nonostante avessi studiato. Con il passare degli anni la situazione é lievemente migliorata ma continuo a provare un profondo disagio ogni volta che sono in una situazione nuova o con persone che non conosco. Mi piacerebbe uscire, stare in mezzo alla gente, conoscere persone nuove ma ogni volta che mi invitano da qualche parte, comincio a star male al solo pensiero della situazione che dovrei affrontare. Mi immagino in mezzo ad altre persone e già so che non riuscirò a dire niente, diventerò rosso appena qualcuno mi rivolgerà la parola e farò la solita figuraccia dell'imbranato. Tutto questo mi fa stare veramente male perché mi sento solo senza averlo scelto, vorrei cambiare questa situazione ma non so come dato che continuo ad evitare ogni forma di contatto con altre persone. Per lo stesso motivo non riesco ad avere una partner anche se vorrei tanto...le mie colleghe scherzando mi dicono che sono un bell'uomo e che tante donne potrebbero interessarsi a me, tutto ciò invece di gratificarmi mi fa stare ancora peggio. Dieci anni fa mi sono rivolto ad uno psicologo, mi è stata fatta una diagnosi di disturbo evitante di personalità, continuo a seguire il trattamento andando una volta a settimana ma non riesco a capire quale possa essere la causa del mio problema. Per un periodo ho preso anche degli antidepressivi ma neanche questi sono serviti. Navigando in internet ho letto i vostri articoli e mi sono informato sul vostro metodo. Mi sembra molto diverso da quello che conosco e che sto seguendo. La psicologia emotocognitiva potrebbe essere utile anche nel mio caso? Posso realmente risolvere questo mio problema oppure devo imparare a conviverci?

risposta (a cura della Dott.ssa Emanuela Sabatini)

La psicologia emotocognitiva è un nuovo paradigma teorico che si differenzia notevolmene dai vecchi metodi psicologici che focallizano l'attenzione sul passato e sulla ricerca di arbitrarie ed ipotetiche cause simboliche. Lo psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva interviene invece sul quel processo psicofisiologico ridondante, definito loop disfunzionale, che mantiene il problema nel qui-e-ora alimentando il sintomo stesso. L'eccessiva timidezza come sintomo e più in generale il disturbo evitante di personalità è molto diffuso e di fondo è caratterizzato da una base ansiosa che favorisce lo sviluppo di sintomi quali attacchi di panico, agorafobia, fobia sociale e fobie specifiche. Chi soffre del disturbo da evitamento desidererebbe fortemente intrattenere relazioni strette con altre persone ma il senso di inadeguatezza e il pensiero di poter essere giudicati dagli altri sono talmente forti che la persona, spesso ipersensibile alla critica, preferisce evitare le situazioni per timore di sentirsi in imbarazzo o essere rifiutati. Tutto ciò genera una profonda frustrazione che porta la persona ad una chiusura verso gli altri ed il "mondo esterno" ricercando il piacere in attività e passatempi prevalentemente di tipo solitario (ad es. ascoltare musica, leggere, suonare, dipingere, passare molto tempo in chat, ...). La chiusura potrebbe favorire l'insorgenza di sintomi di natura "depressiva" che, nella maggior parte dei casi, sono reattivi e secondari sia al disturbo di personalità che ai sintomi d'ansia.
Lo psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva interviene favorendo la soluzione dei sintomi invalidanti dal punto di vista personale, relazionale e sociale (come i sintomi d'ansia, i sintomi depressivi, eventualmente problematiche sessuali, ecc.) portando il disturbo a remissione senza alterare comunque gli aspetti sani della personalità del soggetto. L'obiettivo del trattamento psicologico, che ricordiamo è una complessa e delicata prestazione clinica, è ottenere una remissione dei sintomi quindi un miglioramento generale delle condizioni di vita della persona.
Lo psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva valuta ciò che attualmente sta mantenendo i sintomi ossia quei comportamenti, pensieri e azioni che la persona mette in atto nel tentativo di risolvere il problema e che in realtà lo stanno invece mantenendo e potrebbero aggravarlo nel tempo. In questo tipo di trattamento psicologico l'attenzione non è focalizzata sui contenuti simbolici dei vecchi metodi ma sui processi psicofisiologici che sostengono le funzioni dell'organismo. Rispetto quindi ai vecchi metodi il trattamento in psicologia emotocognitiva è generalmente di breve durata con altissime aspettative di efficacia e a differenza degli approcci medico-psichiatrici non prevede assolutamente l'utilizzo di farmaci che, secondo la nostra casistica clinica, spesso il loro uso diventa patogenetico anziché risolvere il problema.
E' comunque necessario sottolineare che la prestazione sanitaria del colloquio psicologico secondo l'approccio della psicologia emotocognitiva è applicabile esclusivamente da psicologi professionisti adeguatamente formati e realmente esperti in materia. L'elenco dei centri di terapia psicologica ufficiali garantiti dall'associazione è disponibili sul sito: www.srmpsicologia.com/centro

a cura della
Dott.ssa Emanuela Sabatini


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