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Comprensione del Paziente
Evitante
Il Disturbo Evitante di Personalità non deve essere confuso
con comportamenti normali di timidezza ed evitamento in
particolari situazioni inusuali e stressanti.
Per valutare se si tratta di un
disturbo evitante di personalità è necessario tenere conto
anche del contesto sociale in cui la persona manifesta i
sintomi e questo perché all’interno dei diversi gruppi
socio-culturali o in sub-culture di riferimento varia il
grado di iniziativa sociale considerato appropriato.
Solitamente i soggetti con
Disturbo Evitante di Personalità desiderano fortemente
stabilire delle relazioni strette ma le evitano perché il
loro senso di inadeguatezza e di incompetenza li porta a
maturare l’aspettativa che saranno rifiutati o giudicati
negativamente dagli altri; vorrebbero piacere agli altri ed
avere successo nella vita ma trovano estremamente difficile
farsi coinvolgere in situazioni sociali o in relazioni
intime dal momento che temono di trovarsi in imbarazzo e di
essere ridicolizzati.
Sono persone che hanno in
apparenza una bassa autostima, si sentono socialmente inetti
e personalmente non attraenti e per questo preferiscono
evitare le persone e le relazioni per paura dell’umiliazione
e del rifiuto. La persona con disturbo da evitamento soffre
spesso di umore depresso, può intraprendere delle attività o
dei passatempi come ad esempio ascoltare musica che lo
gratificano momentaneamente e lo proteggono dal contatto
interpersonale ma, quando realizza che si tratta in realtà
di un segno dell’incapacità di vivere una vita come gli
altri, si deprime profondamente.
Spesso tra gli hobbies
descrivono lettura, musica, chat, dipingere, scrivere ed
altre attività che non implicano necessariamente contatto
interpersonale. A volte sono artisti che dichiarano che
producono arte per se stessi. Mentre in realtà celano
l'esigenza di comunicazione e di esternazione.
L’isolamento e la tendenza al
ritiro aumenta l’umore depresso ovvero non sono persone
depresse che si ritirano ma sono persone che ritirandosi
tendono alla depressione.
L’umore depresso è una delle
motivazioni che può spingere il paziente a richiedere
l’intervento psicologico.
I soggetti con disturbo
evitante tendono a presentare Disturbi d’Ansia e a volte
possono fare uso di sostanze per ridurre gli stati ansiosi.
Il soggetto sperimenta un vuoto relazionale profondo che non
riesce a descrivere, la sua sfiducia è legata al timore di
sentirsi imbarazzato ed umiliato; il desiderio di affetto si
accompagna ad una costante paura del rifiuto che lo porta a
ritirarsi in se stesso e a vivere con tristezza la sua
solitudine. La paura del rifiuto e della solitudine portano
la persona ad affiancarsi ad altri e quando riesce a
stabilire una relazione, vi si attacca con tenacia
assecondando l’altra persona per evitare quel rifiuto che
confermerebbe un’immagine di sé inadeguata, similmente a
quanto avviene per le personalità dipendenti.
Il paziente con disturbo dipendente di personalità spesso di
lega molto alle poche persone con cui si sente a proprio
agio come ad esempio i genitori: capita spesso infatti che
figli ormai adulti vivano ancora in famiglia trascorrendo
molto tempo con i genitori senza una necessità di tipo
economico.
I familiari e la persona stessa spesso considerano l’evitamento
uno stile di vita e questo porta solitamente ad un ritardo
nella richiesta di aiuto psicologico; a volte la minaccia
della rottura dei legami di dipendenza familiare può
spingere i genitori a rivolgersi ad uno psicologo.
Il problema è molto serio ed
importante in quanto c'è un rischio associato allo sviluppo
di sintomi depressivi secondari che può sfociare in
ideazione suicidaria.
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