SRM Psicologia

a cura della
Dott.ssa E. Sabatini

INDICE
Introduzione
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SRM Psicologia nei mass-media - la scienza e l'informazione

 

Disturbo Evitante di Personalità
valutazione diagnostica, sintomi e terapia psicologica

diagnosi e cura disturbo evitante di personalità

 


Comprensione del Paziente Evitante
Il Disturbo Evitante di Personalità non deve essere confuso con comportamenti normali di timidezza ed evitamento in particolari situazioni inusuali e stressanti.

Per valutare se si tratta di un disturbo evitante di personalità è necessario tenere conto anche del contesto sociale in cui la persona manifesta i sintomi e questo perché all’interno dei diversi gruppi socio-culturali o in sub-culture di riferimento varia il grado di iniziativa sociale considerato appropriato.

Solitamente i soggetti con Disturbo Evitante di Personalità desiderano fortemente stabilire delle relazioni strette ma le evitano perché il loro senso di inadeguatezza e di incompetenza li porta a maturare l’aspettativa che saranno rifiutati o giudicati negativamente dagli altri; vorrebbero piacere agli altri ed avere successo nella vita ma trovano estremamente difficile farsi coinvolgere in situazioni sociali o in relazioni intime dal momento che temono di trovarsi in imbarazzo e di essere ridicolizzati.

Sono persone che hanno in apparenza una bassa autostima, si sentono socialmente inetti e personalmente non attraenti e per questo preferiscono evitare le persone e le relazioni per paura dell’umiliazione e del rifiuto. La persona con disturbo da evitamento soffre spesso di umore depresso, può intraprendere delle attività o dei passatempi come ad esempio ascoltare musica che lo gratificano momentaneamente e lo proteggono dal contatto interpersonale ma, quando realizza che si tratta in realtà di un segno dell’incapacità di vivere una vita come gli altri, si deprime profondamente.

Spesso tra gli hobbies descrivono lettura, musica, chat, dipingere, scrivere ed altre attività che non implicano necessariamente contatto interpersonale. A volte sono artisti che dichiarano che producono arte per se stessi. Mentre in realtà celano l'esigenza di comunicazione e di esternazione.

L’isolamento e la tendenza al ritiro aumenta l’umore depresso ovvero non sono persone depresse che si ritirano ma sono persone che ritirandosi tendono alla depressione.

L’umore depresso è una delle motivazioni che può spingere il paziente a richiedere l’intervento psicologico.

I soggetti con disturbo evitante tendono a presentare Disturbi d’Ansia e a volte possono fare uso di sostanze per ridurre gli stati ansiosi.
Il soggetto sperimenta un vuoto relazionale profondo che non riesce a descrivere, la sua sfiducia è legata al timore di sentirsi imbarazzato ed umiliato; il desiderio di affetto si accompagna ad una costante paura del rifiuto che lo porta a ritirarsi in se stesso e a vivere con tristezza la sua solitudine. La paura del rifiuto e della solitudine portano la persona ad affiancarsi ad altri e quando riesce a stabilire una relazione, vi si attacca con tenacia assecondando l’altra persona per evitare quel rifiuto che confermerebbe un’immagine di sé inadeguata, similmente a quanto avviene per le personalità dipendenti.
Il paziente con disturbo dipendente di personalità spesso di lega molto alle poche persone con cui si sente a proprio agio come ad esempio i genitori: capita spesso infatti che figli ormai adulti vivano ancora in famiglia trascorrendo molto tempo con i genitori senza una necessità di tipo economico.
I familiari e la persona stessa spesso considerano l’evitamento uno stile di vita e questo porta solitamente ad un ritardo nella richiesta di aiuto psicologico; a volte la minaccia della rottura dei legami di dipendenza familiare può spingere i genitori a rivolgersi ad uno psicologo.

Il problema è molto serio ed importante in quanto c'è un rischio associato allo sviluppo di sintomi depressivi secondari che può sfociare in ideazione suicidaria.
 

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