Attacchi di Panico
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Disturbo da Attacchi di Panico (DAP)
diagnosi e terapia attacchi di panico, ansia ed agorafobia

centri di terapia psicologica diagnosi e cura in psicologia

 


Comprensione del Disturbo da Attacchi di Panico
il disturbo da attacchi di panico si presenta come una reazione improvvisa dell'organismo con evidenti sintomi neurovegetativi che possono far pensare a chi li vive, soprattutto quando accade per la prima volta, di essere in presenza di una grave malattia, di un infarto, ecc.
L'attacco di panico può provocare una sensazione terrificante di ansia e angoscia che sembra quasi impossibile che si tratti di un problema di natura psicologica.
Sappiamo però che la psiche è un processo fisiologico complesso in grado di organizzare l'intera fisiologia dell'organismo.

Il Primo Attacco nel Disturbo da Attacchi di Panico
Un fulmine a ciel sereno. E' così che arriva un attacco di panico. Improvvisamente, senza che la persona se lo aspetti. E' una sensazione terribile. Dal nulla viene e nel nulla, dopo qualche minuto o al massimo poche decine di muniti, sparisce. Il primo attacco è il peggiore in assoluto. Possiamo pensare di essere sul punto di morire, di avere un infarto, una malattia grave oppure, in alcuni casi, si può pensare ad una malattia sconosciuta. Moltissime persone si recano o vengono portate al pronto soccorso, dove, nella maggior parte dei casi, vengono liquidate con qualche goccia di ansiolitico e con una pseudo-rassicurazione del tipo "è stato un po' di panico".

Cosa è successo? Perché è avvenuto? Inizia così il calvario di chi soffre di un disturbo da attacchi di panico. Iniziamo ad avere paura a temere che si possa ripresentare improvvisamente. E se ci trovassimo in auto, e se capitasse in un luogo affollato dove non può arrivare facilmente un soccorso, e se succedesse in un posto isolato dal quale può essere difficili o imbarazzante allontanarsi, e se...
Le paure sono pressoché infinite. Le prime cose a cui si rinuncia in genere sono i mezzi di trasporto pubblici soprattutto la metropolitana, ovvero tutti quei luoghi in cui può essere difficile allontanarsi in caso di crisi d'ansia. La paura aumenta lo stato di tensione e la sensazione d'ansia e, ad un certo punto, arriva il secondo attacco.

Dal Secondo Attacco di Panico in Poi
Lo stato di apprensione, definito ansia anticipatoria, generato dal primo attacco produce un incremento di tensione sintomo-specifica che, in psicologia emotocognitiva, abbiamo scoperto essere proprio la causa a monte dell'insorgenza dell'attacco. L'attacco è un tentativo di risolvere stati di tensione a-specifici. Ora però la tensione incrementata dall'attenzione del soggetto potrebbe produrre il secondo attacco.  Il secondo attacco in altri casi non è preceduto da stati di tensione eccessivi percepiti e può presentarsi nel soggetto anche a distanza di mesi o anni dal primo. E' proprio però il secondo attacco che ha il più alto valore patogenetico.

Il secondo attacco conferma la nostra principale paura: può capitare ancora!
A questo punto l'ansia anticipatoria incrementa e potrebbe così arrivare il terzo attacco e così via. Ora la paura non è più quella dell'attacco in sé, ma la forma secondaria nota come "paura della paura" o più tecnicamente, come abbiamo già accennato, ansia anticipatoria. Iniziamo a temere la paura stessa, quella sensazione terrificante ed angosciante di perdita di controllo spesso accompagnata da paura di morire o di impazzire. La paura non è tanto quella dell'attacco in sé ma, come sostiene la psicologia emotocognitiva, della sofferenza psicofisiologica associata all'attacco di panico.

Evitamento e Rassicurazione nel Disturbo da Attacchi di Panico
Tra le persone che soffrono di attacchi di panico la maggior parte mette in atto dei comportamenti e delle azioni conseguenti la preoccupazione di avere le crisi d'ansia che implicano generalmente evitamento.
La vita della persona viene organizzata intorno al disturbo e ai sintomi correlati e di conseguenza anche la vita di chi sta vicino ad una persona che soffre di attacchi di panico.
Vengono ridotti spostamenti e viaggi, vengono evitate, modificate o ridotte specifiche situazioni sociali, lavorative (o scolastiche), vengono evitate attività un tempo considerate piacevoli e così via. Si entra in ciò che la psicologia emotocognitiva definisce un loop disfunzionale, ovvero un circolo vizioso fatto di tentativi di risolvere lo stato d'ansia e preoccupazione associato alla presenza degli attacchi. Questi tentativi generalmente falliscono ovvero non risolvono definitivamente il problema.
La persona si inizia a sentire incapace ed impotente e soprattutto non compresa.
Chi sta vicino alla persona può utilizzare diverse strategie (in genere fallimentari nel loro complesso) per tranquillizzare, rassicurare o cercare di spronare chi soffre di attacchi di panico. Ovviamente essendo il disturbo qualcosa che prescinde dalla volontà del soggetto, ovvero si presenta senza che la persona possa fare nulla per prevenirlo realmente, ogni tentativo di rassicurazione da parte degli altri è destinato a far sentire la persona che ne soffre sempre più impotente e malata.
Anche il soggetto con diagnosi di disturbo da attacchi di panico cerca spesso rassicurazione. Ad esempio farsi accompagnare, chiamare il partner, un familiare, un amico, un medico od uno psicologo, ecc. quando si è in presenza della paura di un attacco o con un attacco in corso.
Altre tecniche in genere fallimentari sono legate all'uso di tecniche di rilassamento oppure all'uso di farmaci ansiolitici o di tisane rilassanti.
Molti pazienti dichiarano di non prendere il farmaco ma di portarlo sempre con sé in caso si dovesse presentare un attacco.
In realtà il valore patogenetico del farmaco (cioè quello di sviluppare e mantenere i sintomi anziché curarli) è dato non tanto dal trascurabile effetto chimico ma da un complesso effetto organizzativo psicofisiologico. Infatti portare con sé un farmaco conferma psicologicamente alla persona che potrebbe averne bisogno confermando di conseguenza l'idea di malattia. Questo processo attiva dei sistemi nell'organismo che generano le tensioni sintomo-specifiche che sono alla base dell'insorgenza del disturbo.
Ogni azioni che tende a cercare di ridurre lo stato di agitazione, anche se lì per lì sembra tranquillizzare il paziente, in realtà non risolve definitivamente la situazione.

Le persone con attacchi di panico spesso temono di essere lasciati soli per lunghi periodi e devono sempre mantenere la possibilità di contatto con qualcuno che possa correre in aiuto in caso si presentasse la necessità.
La vita così organizzata diviene una corsa alla sopravvivenza anziché un vivere completo. La persona si inizia a sentire malata ed i propri atteggiamenti, così come gli atteggiamenti di chi la vuole aiutare, non fanno che confermare tale aspettativa negativa.

Sintomi Psicosomatici Correlati
Spesso i pazienti che soffrono di disturbo da attacchi di panico hanno una tendenza al controllo che rappresenta il nucleo centrale della personalità. Tale tendenza al controllo genera spesso tensioni che possono portare a reazioni psicosomatiche anche piuttosto importanti. Sono frequenti sintomi a livello gastro-intestinale come gastriti, intolleranze alimentari, coliti, si possono evidenziare herpes simplex recidivi, herpes zoster, contratture muscolari, presenza di alterazione del ritmo sonno-veglia, cistiti croniche, candida recidiva, sintomi di natura sessuale (nelle donne dolori mestruali, ciclo mestruale irregolare o eccessivamente abbondante, in entrambi i sessi dolori durante il rapporto sessuale, problematiche legate alla prestazione, ecc.).

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