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Disturbi di Personalità - Informazioni e Approfondimenti su Diagnosi e Cura

I disturbi di personalità (o organizzazioni di personalità) rappresentano un gruppo di problematiche estremamente diffuse e frequenti ma allo stesso tempo piuttosto gravi se teniamo in considerazione che i trattamenti fino ad oggi applicati dalle vecchie scuole di pensiero non hanno prodotto grandi risultati. Oggi fortunatamente le cose stanno cambiando e nuovi approcci clinici che non fanno uso di psicofarmaci né di psicoterapia stanno iniziando a dimostrare una nuova possibilità di intervento e nuove opportunità per la riabilitazione funzionale in caso di disturbi di personalità modificando soprattutto le funzioni e abilità che sono compromesso quindi, di fatto, portando il disturbo a remissione spontanea.
I disturbi di personalità sono in genere classificati come disturbi egosintonici ovvero la persona che ne soffre non è generalmente consapevole del problema e potrebbe sostenere di "essere fatto così", che i propri pensieri e comportamenti siano "il suo carattere" e non siano un problema o un disturbo. Un'organizzazione disfunzionale di personalità (tratti o disturbi) è in genere alla base di ogni disturbo clinico e altre forme sintomatologiche. I disturbi di personalità classificati nel DSM-IV e DSM-IV-TR sono dieci divisi in tre gruppi: A) schizoide, schizotipico e paranoide; B) borderline, istrionico, narcisistico e antisociale; C) evitante, dipendente, ossessivo-compulsivo. C'è poi un gruppo di disturbi di personalità classificati come NAS (non altrimenti specificati) che si attribuisce in caso di sintomi misti non sufficienti ognuno per la diagnosi di un disturbo specifico. In relazione ai testi di riferimento possono oggi essere considerati disturbi di personalità alcuni sintomi ma è probabile che nel corso del tempo, così come è già avvenuto in passato, la classificazione possa cambiare. Va sempre tenuto in considerazione che i manuali diagnostici non hanno specifici obiettivi di trattamento ma solo di classificazione tesi cioè a creare un linguaggio comune tra clinici e ricercatori.
Nei nostri centri di trattamento psicologico (www.ctpsi.it) il trattamento segue infatti la valutazione del funzionamento del soggetto. Applicando la teoria emotocognitiva ogni tipo di disturbo, sintomo o problema viene sempre ricondotto ai processi psicofisiologici di funzionamento della persona nel qui-e-ora senza orientare l'intervento né al passato, né focalizzare l'attenzione su presunte quanto arbitrarie cause inconsce o pseudo-cause traumatiche o relazionali, e senza rimandare il tutto a ipotetiche ed astratte strutture di personalità o ad altre cause simboliche a volte molto astratte.
Il trattamento in psicologia emotocognitiva è invece molto pragmatico e rientra nel contesto della psicologia scientifica basata sulle prove di efficacia ed è rivolto sempre alla persona e al ripristino delle funzioni compromesse attraverso strumenti conoscitivi e d'intervento in ambito psicologico finalizzati agli obiettivi sanitari terapeutico-riabilitativi orientati al presente, il qui-e-ora, basati sulla valutazione dei processi alla base del mantenimento del problema e orientati al futuro della riabilitazione funzionale. In questo modo il trattamento psicologico è molto pratico e senza uso né di psicofarmaci, che nella casistica clinica valutata spesso diventano causa stessa del problema anziché risolverlo, e assolutamente senza psicoterapia. Il trattamento è basato quindi sul come fare in termini riabilitativi anziché sull'ascolto interminabile del paziente come avviene in molte forme di psicoterapia.
La durata dei trattamenti anche in caso di quelli che vengono definiti "disturbi di personalità" è piuttosto breve calcolando il numero di sedute complessive. Per tali forme di problema la riabilitazione funzionale spesso si ottiene con trattamenti psicologici indiretti, cioè rivolti ad un familiare del soggetto portatore del sintomo. Nei trattamenti indiretti in psicologia emotocognitiva lo psicologo professionista valuterà i processi di funzionamento relativi alla comunicazione all'interno del contesto di vita del soggetto da parte di chi ha richiesto l'intervento indicando specifiche strategie di comunicazione e comportamento tese al ripristino delle normali funzioni sistemiche e quindi alla migliore gestione del problema. Questo nuovo atteggiamento sembra permette una riduzione delle manifestazioni disfunzionali e produrre una riabilitazione in modo, appunto, indiretto e, anche in tal caso, del tutto spontanea nel soggetto.


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