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Disturbi Mentali? Non Sono Malattie!
il punto di vista della teoria emotocognitiva del Dott. Marco Baranello sulla "psicopatologia". Sarebbe preferibile il nuovo concetto di "disturbo psicofisiologico" o "disturbo dell'organizzazione psicofisiologica"

Va precisato che il termine "mentale" è oggi anacronistico. Il Dott. Baranello, psicologo, scienziato e fondatore della teoria emotocognitiva, ha più volte suggerito di sostituire al concetto di "disturbo mentale" il concetto più ampio e verosimile di "disturbo psicofisiologico" che indicherebbe i "disturbi dell'organizzazione psicofisiologica" dell'organismo nella sua inscindibile unità psicofisica.
Comunque il termine "disturbo mentale" oggi ancora molto diffuso è sicuramente preferibile al vecchio concetto di "malattia mentale", termine quest'ultimo per fortuna sempre meno usato dagli scienziati moderni e dai moderni professionisti della salute.

Perché non si può parlare di "malattia mentale"?
Quando ad esempio un attacco di panico fosse un effetto dell'ipertiroidismo ovviamente non va curato in sé l'attacco di panico ma la disfunzione tiroidea di cui il fenomeno panico risulta un sintomo clinicamente osservabile; nel nostro esempio il panico non è la malattia da curare ma è da curare l'ipertiroidismo. In questo caso è ovvio che il panico non sia una malattia.
Quando l'attacco di panico non è dovuto a specifiche condizioni mediche o ad effetti fisiologici diretti di sostanze (farmaci e sostanze psicoattive) allora la sua causa, suggeriscono le recenti teorie emotocognitive, è nei processi di organizzazione psicofisiologici dell'organismo che sono completamente reversibili.
Per il Dott. Baranello anche in questo caso quindi non è la "mente" che si ammala, visto che chiamiamo "mente" o "psiche" il fenomeno osservabile di funzioni fisiologiche dell'organismo che, in caso di "disturbo" risultano organizzate in modo non funzionale nel momento della manifestazione sintomatologica. In questo caso non è il fenomeno ad ammalarsi né tantomeno l'organismo ma il "problema" è legato soltanto a processi organizzativi che avvengono in organismi completamente sani. In ogni caso, quindi, non si può parlare di disturbi mentale.
Lo stesso vale per altri disturbi mentali quali "ansia, fobie, disturbo ossessivo-compulsivo, depressione, anoressia, bulimia, insonnia, disfunzioni sessuali, disturbi di personalità, ecc." quando sono dovuto a specifiche condizioni mediche o agli effetti di sostanze, la malattia non è il disturbo in sé ma ovviamente la condizione medica ed è quella che va curata. In alternativa non si può parlare di malattia in quanto una organizzazione disfunzionale non indica un organismo malato ma, ribadisce il Dott. Baranello, soltanto un organismo non educato a riconoscere le proprie funzioni, un organismo non educato ad utilizzare funzionalmente le proprie risorse, quindi un organismo sano.

 

Cosa si Può Fare?
Esistono modi diversi di approcciare ad uno stesso fenomeno. In ambito sanitario esistono quindi cure diverse tra loro. Ognuno è ovviamente libero di scegliere la cura che preferisce sulla base dei risultati. Dal nostro punto di vista, quindi dal punto di vista delle teorie emotocognitive, è chiaro che essere il "disturbo" causato da processi organizzativi psicofisiologici dell'organismo sono tali processi che vanno organizzati in senso funzionale. Abbiamo scoperto, ed è stata una rivoluzione nel campo delle scienze psicologiche teoriche e applicate, che l'organismo umano tende ad organizzarsi in funzione di una specifica informazione, ovvero di una specifica convinzione. Anche se può sembrare ovvio e già spiegato anche in altri contesti, basti pensare che in fondo era anche il pensiero dello stesso Freud, la vera e propria differenza è sul quale tipo di informazione fornire. Si tratta in pratica di capire quale teoria del funzionamento dell'organismo sia quella vera, o, quella che più di altre si avvicina alla realtà funzionale del nostro corpo. La teoria quindi è la vera differenza. Teorie errate sul funzionamento dell'organismo o teorie parzialmente corrette produrranno o nessun risultato o risultati parziali o risultati non ripetibili. Le teorie emotocognitive sono proprio in questo rivoluzionarie, cambiano l'ottica di comprensione del funzionamento dell'organismo umano disconfermando la maggior parte delle nostre convinzioni, anche accademiche, sul funzionamento del corpo. La teoria emotocognitiva è un vero e proprio paradigma teorico generale sul funzionamento sistemico. Il trattamento è quindi sempre di tipo psicoeducativo, quindi senza uso di psicofarmaci e senza psicoterapia, cambia notevolemente lo strumento conoscitivo, quindi il contenuto stesso dell'informazione da spiegare al fine di educare il paziente a riconoscere le funzioni del proprio organismo ed acquisire competenze per poter utilizzare tali informazioni nel modo più utile e proficuo per la cure di se stesso. La prima convinzione da eliminare è proprio legata al fatto che quando si parla di "psicologia" e di "psiche" non si può mai parlare di "malattia".
 

con la collaborazione del Dott. Marco Baranello
pubblicato in data 10 maggio 2011



 

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