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Dipendenza Affettiva. Disturbo dipendente di personalità
terapia psicologica breve riabilitativa del disturbo dipendente di personalità in psicologia emotocognitiva
 

DOMANDA. Sono una donna di 34 anni e soffro da tempo di una forma di dipendenza affettiva (disturbo dipendente di personalità?). Mi lego alle persone e non riesco a staccarmi e spesso sono trattata come uno zerbino. Chiedo continue rassicurazioni e credo di temere il giudizio negativo degli altri, chiunque essi siano. Esiste un modo per risolvere il problema realmente? Sono stata in psicoterapia per tanti anni ma senza vedere risultati. Anzi, sono diventata dipendente pure dallo psicoterapeuta che a un certo punto parlava di collusione e che il rapporto era cambiato e ha interrotto la psicoterapia. E' lui che mi ha detto di provare la psicologia emotocognitiva anziché con la psicoterapia ritenendo più utile per me affrontare il problema in modo pratico. La psicologia emotocognitiva può davvero aiutarmi? 


RISPOSTA. Innanzitutto il suo psicoterapeuta è stato davvero onesto interrompendo il trattamento nel momento che emergeva una difficoltà nel proseguire con le cure e non si sarebbe potuto ottenere un ulteriore beneficio. Questa è professionalità. Per tornare al discorso sulla dipendenza affettiva, ogni essere umano sano può essere considerato in parte dipendente dagli altri. Quando però le ricerca di rassicurazione, il timore del giudizio e la dipendenza diventano centrali nella vita della persona fino a compromettere un sano funzionamento a livello relazionale, sociale, lavorativo, ecc. allora ci troviamo di fronte a un problema che necessita di essere affrontato e risolto. Sono problematiche in genere pervasive ovvero non limitate a una situazione specifica e spesso risultano ridondanti. Ci si trova in una sorta di circolo vizioso che la psicologia emotocognitiva ci ha insegnato a definire "loop disfunzionale" (Baranello, 2006), un circuito chiuso in cui ogni sforzo di risolverlo in realtà sembra produrre l'effetto opposto. Si possono quindi facilmente evidenziarsi sintomi reattivi secondari come episodi depressivi e alterazioni dell'umore, nonché tutta una serie di problematiche di natura somatica tipiche di personalità che consideriamo a base ansiosa. Queste considerazioni ovviamente generali e puramente informative.
La psicologia emotocognitiva, a differenza dei classici modelli psicologici e a differenza della psicoterapia non focalizza l'attenzione su "presunte cause" inconsce simboliche, né utilizza lunghe forme di trattamento basate sul tentativo di capire "l'origine filosofica" dei propri mali. L'intervento utilizza la prestazione sanitaria del colloquio psicologico senza uso di farmaci e, come ha ben intuito il suo psicoterapeuta, senza psicoterapia. Il trattamento è prettamente psicoeducativo orientato prima alla valutazione dei processi che sostengono attualmente (qui-e-ora) il problema, che secondo a teoria emotocognitiva sono la vera causa del disturbo, scardinando il loop disfunzionale e tentando di ripristinare, in tempi brevi, un normale processo di funzionamento psicofisiologico e biopsicoambientale. Il processo è di tipo riabilitativo ovvero teso a ripristinare funzioni e abilità che attualmente risultano compromesse (del tutto o in parte). In caso di interesse e per fissare appuntamenti con uno psicologo a orientamento di psicologia emotocognitiva è stato istituito un unico numero ufficiale. In questo modo può avere la garanzia che lo psicologo indicato sia formato e aggiornato nell'applicazione della teoria emotocognitiva nella clinica psicologica. 

a cura del Dott. Marco Baranello
psicologo, direttore scientifico SRM Psicologia

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