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Pensieri Ossessivi esistono possibilità di cura?
ossessioni e compulsioni, pensieri ossessivi e terapia psicologica riabilitativa in tempi brevi
 

DOMANDA. Ho 40 anni, sono sposata da 10 e ho due figli. Da molti anni ho pensieri ricorrenti che mi provocano profonda angoscia; per diversi anni i pensieri nascevano e si mantenevano per qualche periodo e poi sparivano spontaneamente ritornando a distanza di tempo sempre per periodi più o meno brevi. Non mi sono mai rivolta ad uno psicologo perché ho sempre pensato di poter controllare la mia mente da sola. Ultimamente però mi rendo conto che non ci riesco, questi pensieri ormai mi torturano per tutto il giorno e a volte mi sveglio anche di notte! I pensieri sono ben definiti e riguardano principalmente la sfera sessuale e religiosa...sono disperata, mi vergogno molto per quello che penso e provo dei profondi sensi di colpa! Tutto questo é assurdo, ho la sensazione di impazzire...non vorrei pensare queste cose ma è come se la mia mente non mi ascoltasse e andasse contro la mia volontà nonostante i miei disperati tentativi di controllarla! Cerco conforto nella chiesa, prego, mi sono anche confidata con un sacerdote ma nulla di tutto questo è servito a neutralizzare queste ossessioni. Tutta questa situazione é diventata insostenibile sia per me che per la mia famiglia che nel tentativo di aiutarmi é costretta a subire tutto questo! Mi vergogno a dirlo ma forse può aiutare a comprendere il mio stato d'animo...ho pensato anche di farla finita, l'unica cosa che mi trattiene sono i miei principi morali e religiosi. Sono disperata... ho letto sul vostro sito che da questo disturbo si può guarire...potrei avere anch'io delle speranze o devo considerarmi un caso incurabile dato che ne soffro ormai da tanto tempo?


RISPOSTA. La percentuale di persone che soffre di pensieri ossessivi, ossia di pensieri che la persona non vorrebbe "pensare" e che percepisce come intrusivi, è molto più alta di quanto si possa pensare. Chi è afflitto da ossessioni tende, nella maggior parte dei casi, a nascondere il problema e soprattutto relativamente la contenuto dei pensieri proprio perché ne riconosce l'assurdità e ne prova vergogna. I pensieri ossessivi possono diventare particolarmente insidiosi nelle persone con rigorose convinzioni e a volte le azioni compulsive prendono forme molto simili a rituali religiosi. Ad esempio nel tentativo di “neutralizzare” un pensiero ossessivo percepito come "peccaminoso" la persona potrebbe iniziare a pregare ripetutamente oppure, come ad esempio nel caso dei cattolici, utilizzare confessione e comunione in modo eccessivo rispetto a quanto richiesto dal proprio credo. L'eccessività del comportamento e/o l'elevato disagio sperimentati sono proprio l'indicazione che possa essere un problema. Questo disturbo è oggi trattabile e, per la maggior parte dei casi risolvibile, in tempi brevi e soprattutto senza uso di farmaci (quando ovviamente non dovuto a specifiche condizioni mediche). Oggi, grazie anche alle innovazioni teoriche apportate dalla psicologia emotocognitiva è possibile intervenire in modo efficace nella risoluzione (parziale o completa) del DOC. Il nostro modello teorico non va a “scavare nell'inconscio” della persona alla ricerca di arbitrarie cause esistenziali, né va ad interpretare contenuti simbolici. La psicologia emotocognitiva interviene su ciò che abbiamo definito "loop disfunzionale" (Baranello, 2006), un processo che sarebbe alla base del problema stesso. Il Loop Disfunzionale è un processo ridondante fatto di azioni e pensieri che, messe in atto dalla persona nel tentativo di risolvere il problema, in realtà tendono a mantenerlo se non ad aggravarlo. Lo psicologo a indirizzo emotocognitivo lavora sui processi psicofisiologici di funzionamento dell'organismo andando a individuare le modalità disfunzionali messe in atto dalla persona e dal suo ambiente che potrebbero in realtà essere la vera causa del mantenimento del disturbo. Scardinando, attraverso rieducazione funzionale, tali processi si apre la strada al cambiamento spontaneo e alla riabilitazione. Occorre quindi sfatare il mito per il quale con il DOC bisogna “imparare a conviverci”, come sentiamo dire spesso da pazienti che provengono da anni di terapie fallite. La realtà oggi è migliorata e esistono nuove opportunità per potare a remissione il disturbo o attenuare notevolmente i sintomi del DOC.

a cura del Dott. Marco Baranello
psicologo, direttore scientifico SRM Psicologia

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