Disturbo Evitante di Personalità
paura del giudizio, evitare situazioni sociali o lavorativa nella quali si è soggetti a critica degli altri
timore di essere svalutati o ridicolizzati, scelta di lavori e svago di tipo solitario, ansia sociale
diagnosi clinica e terapia psicologica breve riabilitativa senza farmaci e senza psicoterapia

 

 

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Comprensione Funzionale del disturbo evitante di personalità
teoria emotocognitiva: spiegazioni circa l'esordio, la patogenesi e il mantenimento del disturbo evitante
 

Il Disturbo Evitante è inserito nel DSM-5 (APA, 2013) tra i disturbi di personalità e non deve essere confuso con comportamenti normali di timidezza ed evitamento in particolari situazioni inusuali e stressanti.

Per valutare un disturbo evitante di personalità è necessario tenere conto anche del contesto sociale nel quale la persona manifesta i sintomi e questo perché all’interno dei diversi gruppi socio-culturali o in sub-culture di riferimento varia il grado di iniziativa sociale considerato appropriato.

Solitamente i soggetti con Disturbo Evitante di Personalità desiderano fortemente stabilire delle relazioni ma potrebbero evitarle perché il loro senso di inadeguatezza e di incompetenza li porta a maturare l’aspettativa che saranno rifiutati o giudicati negativamente dagli altri; vorrebbero piacere agli altri e avere successo nella vita ma trovano estremamente difficile farsi coinvolgere in situazioni sociali o in relazioni intime dal momento che temono di trovarsi in imbarazzo e di essere ridicolizzati.

Sono persone che hanno in apparenza una bassa autostima, si sentono socialmente inetti e personalmente non attraenti e per questo preferiscono evitare le persone e le relazioni per paura di umiliazione e del rifiuto. La persona con disturbo da evitamento soffre spesso di umore depresso, può intraprendere delle attività o dei passatempi come ad esempio ascoltare musica che lo gratificano momentaneamente e lo proteggono dal contatto interpersonale ma, quando realizza che si tratta in realtà di un segno dell’incapacità di vivere una vita come gli altri, si deprime profondamente.

Spesso tra gli hobbies descrivono lettura, musica, chat, dipingere, scrivere e altre attività che non implicano necessariamente contatto interpersonale. A volte sono artisti che dichiarano che producono arte per se stessi. Mentre in realtà celano l'esigenza di comunicazione e di esternazione. L’isolamento e la tendenza al ritiro aumenta l’umore depresso ovvero non sono persone depresse che si ritirano ma sono persone che ritirandosi tendono alla depressione secondo un processo circolare di inibizione. L’umore depresso è spesso una delle motivazioni che può spingere il paziente a richiedere l’intervento psicologico.

I soggetti con disturbo evitante tendono a presentare Disturbi d’Ansia e a volte possono fare uso di sostanze per ridurre gli stati ansiosi. Il soggetto sperimenta un vuoto relazionale profondo che non riesce a descrivere, la sua sfiducia è legata sempre al timore eccessivo, di sentirsi imbarazzato e umiliato; il desiderio di affetto si accompagna a una costante paura del rifiuto che porta la persona al ritiro in se stesso e a vivere con tristezza la sua solitudine. La paura del rifiuto e della solitudine portano poi la persona ad affiancarsi ad altri e quando riesce a stabilire una relazione, vi si attacca con tenacia assecondando l’altra persona per evitare quel rifiuto che confermerebbe un’immagine di sé inadeguata, similmente a quanto avviene per le personalità dipendenti.
Il paziente con disturbo evitante di personalità spesso di lega molto alle poche persone con le quali si sente a proprio agio come ad esempio i genitori: capita spesso infatti che figli ormai adulti vivano ancora in famiglia trascorrendo molto tempo con i genitori senza una necessità di tipo economico.
I familiari e la persona stessa spesso considerano l’evitamento uno stile di vita e questo porta solitamente a un ritardo nella richiesta di aiuto psicologico; a volte la minaccia della rottura dei legami di dipendenza familiare può spingere i genitori a rivolgersi ad uno psicologo. Il problema è molto serio e importante in quanto c'è un rischio associato allo sviluppo di sintomi depressivi secondari che può sfociare in ideazione suicidaria.

Il disturbo evitante, disturbo che ricordiamo ha una base ansiosa, può essere compreso nel suoi processi di mantenimento grazie al modello del loop disfunzionale di Baranello (Baranello, 2006). Si tratta di un circuito chiuso fatto di azioni di pensiero e di comportamento che il soggetto mette in atto nel tentativo di ridurre lo stato di angoscia associato alla previsione di una situazione d'imbarazzo e di giudizio. Questo atteggiamento teso a ridurre lo stato ansiogeno in realtà innesca un processo di conflitto psicofisiologico tra una necessità di benessere desiderato e una condizione involontaria di sofferenza. Tale conflitto esita in un aumento della tensione sintomo-specifica che si risolve poi nella manifestazione sintomatologica di tipo ansioso creando di fatto un corto circuito nel soggetto e quindi lo sviluppo e il mantenimento del disturbo.
Il trattamento del disturbo evitante, secondo le linee guida della teoria emotocognitiva, deve mirare a sbloccare il loop disfunzionale attraverso una correzione dei processi di organizzazione del soggetto. Una correzione che può avvenire attraverso strumenti di natura psicoeducativa, senza uso di psicofarmaci e senza psicoterapia.

a cura di
Dott.ssa Emanuela Sabatini

testo revisionato dal Dott. Marco Baranello
ultimo aggiornamento, 4 settembre 2016

come citare questa fonte

Sabatini, E., Baranello, M.
(2016)
Disturbo evitante. Comprensione funzionale in psicologia emotocognitiva.

in Sabatini, E., Baranello, M. (2016)
Disturbo evitante di personalità. Diagnosi con il DSM-5, comprensione e trattamento.
SRM Psicologia, Progetto PRS, settembre 2016


Riferimenti Bibliografici

  • APA (2013) Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione (DSM-5), Raffaello Cortina Editore, Milano 2014.
     
  • Baranello, M. (2006) psicologia emotocognitiva: il loop disfunzionale. Psyreview.org, Roma 10 marzo 2006.

Versioni Precedenti

  • Sabatini, E. (2007) Disturbo evitante di personalità. Diagnosi con il DSM-IV-TR, comprensione e trattamento psicologico. SRM Psicologia, Progetto PRS, marzo 2007.

 
 
 

Il materiale pubblicato ha scopo informativo generale. Per questioni di natura sanitaria riferirsi direttamente presso uno studio di psicologia.
Campagna Informativa sul Disturbo Evitante di Personalità: Diagnosi, Comprensione e Trattamento in Psicologia Emotocognitiva
sezione "Psicopatologia della Personalità" del progetto d'informazione e orientamento "Psicologia: Una Risorsa per la Salute" (PRS).
a cura di SRM Psicologia - Centri di Psicologia Emotocognitiva - Istituto di Studi Emotocognitivi

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