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Psicologia Emotocognitiva verso una Psicologia Scientifica. Articolo del Dott. Baranello

su Psyreview.org – l’Articolo del Dott. Marco Baranello, psicologo e scienziato italiano, fondatore delle teorie emotocognitive.

 
Le teorie emotocognitive del Dott. Baranello applicate alle scienze psicologiche in favore di una psicologia scientifica codificabile con gli strumenti del metodo scientifico, si pone con sempre maggiore vigore e fermezza, in opposizione alla vecchia impostazione della psicologia filosofica che sembra sostenere una psicologia del simbolismo astratto anziché una psicologia delle leggi matematiche.
Baranello mette in risalto come accademici docenti e psicologi in posizione dominante cerchino di impedire alla psicologia di dimostrare la sua efficacia come forma di cura per riservare tale diritto alla sola psicoterapia, da una parte, e dall’altra di ritenere l’effiacia dei trattamenti dovuta più a variabili soggettive legate alla personalità del terapeuta, anziché favorire lo sviluppo di chiare e più solide prove di efficaci basate sull’aspetto tecnico dell’intervento clinico.

Se la cura in psicoterapia è considerata da molti accademici basata sugli aspetti soggettivi questo incrementa la distanza tra le cure psicologiche e quelle psicoterapiche.
La psicologia emotococognitiva applicata alle cure psicologiche pure, quindi senza farmaci e senza psicoterapia, sta cercando di dimostrare l’efficacia su base tecnico-scientifica delle cure psicologiche, come le cure di riabilitazione.
Sembra invece che le lobbies psicoterapiche cerchino di impedire l’emergere delle cure psicologiche, attaccando chi le sostiene, censurando gli scienziati che si muovo al di fuori dei gruppi psicoterapici. Insomma ancora una volta sembra che la psicoterapia si voglia arrogare il diritto di esclusività della cura e della formazione in ambito clinico psicologico.
Questo atteggiamento censorio dei gruppi di potere accademici ed ordinistici cerca di orientare l’utenza psicologica a scegliere solo la psicoterapia (che peraltro non gode di ottima fama) e gli psicologi a scegliere soltanto la formazione in psicoterapia impedendo così l’emergere di innovazioni all’estero di questi ambiti, tutti, va ricordato, sostenuti da docenti universitari.

La psicologia emotocognitiva prende le distanze dalle impostazioni della psicologia filosofica e della psicoterapia, per orientarsi verso una psicologia scientifica basata su leggi che sappiano spiegare il “come” del funzionamento delle proprie tecniche e che sappiano rispondere dall’altra parte sul piano statistico con percentuali di effiacia sempre più elevate, cercando quindi di dimostrare che l’attività di cura della psicologia è dovuta ad aspetti tecnici e scientifici anziché a variabili soggettive non quantificabili e che la cura psicologica può essere anche superiore, in molti casi, alla vecchia psicoterapia. Il dibattito scientifico, per Baranello, deve essere svolto sullo stesso piano di libertà ed opportunità, mentre i gruppi vicini alla psicoterapia vogliono impedire che quello che si sta affermando emerga a colpi di sanzione e censura, fino a portare la scienza in Tribunale.

L’obiettivo della psicologia emotocognitiva è quella di ridurre l’incertezza del paziente rispetto alle aspettative sanitarie e di non lasciare al “caso” o alla “soggettività” la possibilità di uno psicologo di essere d’aiuto. I pazienti hanno necessità di prove concrete, tangibili, ben evidenti di efficacia del trattamento e, in tempi brevi ove possibile. E quando l’intervento non sembra nel breve periodo funzionare, non va protratto il trattamento ma andrebbe interrotto soprattutto quando non si sia certi del risultato, anche per ridurre la spesa sanitaria che il soggetto si trova ad affrontare.
Per Baranello non si dovrebbero più sentire frasi dei pazienti come “ho imparato a convinvere con il problema” oppure “mi trovo bene con il mio psicologo ma ancora ho il problema” oppure “ho capito me stesso in tutti questi anni ma ancora ho il problema”. Non sono le sensazioni, l’empatia o gli elementi soggettivi che stabiliscono la cura, ma la remissione chiara e visibile del problema per il quale il paziente si è presentato all’attenzione clinica. Prove razionali di efficacia. Per Baranello sarebbe meglio, al limite, sentire “il mio psicologo è antipatico ma mi ha risolto il problema!”

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