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Lo psicologo non è un counsellor

Chi potrebbe avere interesse a ridurre lo psicologo ad un counsellor?
 

Assimilare lo psicologo al counsellor ovvero dire che lo psicologo è in sostanza un counsellor, signifca TRASFORMARE, NELLA SOSTANZA DELL’ATTIVITA SVOLTA, LA FIGURA DEL COUNSELLOR IN QUELLA DI PSICOLOGO, e allo stesso tempo ELIMINARE LE ATTIVITA’ SANITARIE DELLO PSICOLOGO CHE VERREBBE RIDOTTO AD UN COUNSELLOR.

 
Volete, come psicologi, che accada questo?
Siamo sicuri che gli ordini o gli accademici quando affermano che lo psicologo fa counselling siano realmente dalla parte dello psicologo?
 
 
Per comprendere il fenomeno occorre parlare del tentativo di alcuni ordini professionali degli psicologi di escludere gli stessi psicologi dall’ambito delle cure psicologiche per riservare questo al solo ambito della psicoterapia.
 
 
OGGI PER LA NORMA la professione regolamentata è quella di psicologo (o quella di medico) e non quella di psicoterapeuta. E’ molto importante questo dato perché la NORMA riconosce come prestazioni sanitarie, quindi di diagnosi, cura e riabilitazione, tutte le prestazioni rilasciate da medici e psicologi indipendentemente dal fatto di essere o meno psicoterapeuti. Questo è ciò che ATTUALMENTE è la norma in vigore. Ma a qualche “potente” questo non piace. A qualcuno non va bene che lo psicologo possa elargire prestazioni sanitarie di cura in ambito psicologico per il trattamento dei disturbi mentali.
Quel qualcuno, ed è davvero triste ammetterlo, è proprio l’ORDINE DEGLI PSICOLOGI con in testa l’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DEL LAZIO.
Il potere di un ordine è dato dal numero di ISCRITTI. Fino a oggi lo psicologo avrebbe potuto così iscriversi ad un qualsiasi ordine indipendentemente dalla residenza o dal domicilio fiscale. Così avremmo potuto tutti migrare verso ordini che più si fossero dimostrati tutelanti la nostra professione.
MA PRESTO ANCHE QUESTO CAMBIERA’. Dimostrando nei fatti che la nostra valutazione politica-professionale è corretta.
 
Come psicologi non ci sentiamo tutelati da chi vuole impedire allo psicologo di elargire prestazioni di cura in ambito psicologico, soprattutto come psicologi dell’area clinica! Sapere che questo impedimento viene proprio da chi ci dovrebbe tutelare, cioè dall’ordine degli psicologi stesso, da quei rappresentanti cha abbiamo votato, è terrificante. Il potere del voto permette di scegliere chi ci rappresenta ma chi ci rappresenta deve rappresentare TUTTI gli psicologi non soltanto una parte. Per questo l’unico modo per far cambiare direzione è quello di esseri UNITI nel dire ai nostri rappresentanti che questa direzione non rappresenta noi psicologi. UNIRSI in un unico progetto di tutela della professione che però non può coinvolgere direttamente gli ordini che invece vanno nella direzione opposta, quella di impedire allo psicologo di elargire cure psicologiche diverse dalla sola psicoterapia.
 
 
In quale panorama politico-professionale ci troviamo?

Quali sono gli obiettivi degli ordini degli psicologi, delle scuole di psicoterapia… degli accademici?
Perché l’ordine cerca di mettere gli psicoloigi contro i counsellor e allo stesso tempo la maggior parte delle scuole per diventare counsellor (lavoro non regolamentato) sono gestite proprio dagli psicoterapeuti, dalle scuole di psicoterapia?
 
Dalla nostra valutazione politico-professionale in ambito psicologico emergerebbe un tentativo da parte dell’ordine degli psicologi, in particolare quello del Lazio, di impedire, attraverso erogazione di sanzioni disciplinari che possono portare anche alla radiazione quindi alla cessazione dell’attività lavorativa di un iscritto, a tutti gli psicologi professionisti regolarmente abilitati ed iscritti, di elargire qualsiasi forma di cura in ambito psicologico per il trattamento dei disturbi “mentali” diversa dalla psicoterapia. In pratica per l’ordine degli psicologi lo psicologo non può curare in ambito psicologico con mezzi psicologici quindi non può usare il COLLOQUIO PSICOLOGICO CLINICO per finalità di cura in ambito psicologico di disturbi psicologici.
 
Per comprendere la questione è necessario comprendere la situazione sul piano normativo ovvero delle Leggi dello Stato che regolano la professione.
Abbiamo già prodotto tutta la documentazione che sarà disponibile presso la SRM Psicologia a tutti gli iscritti entro poche settimane.
 
La realtà normativa sembra molto diversa da quello che molti docenti universitari, le scuole di specializzazione, nonché l’ordine degli psicologi vorrebbe far credere invece dal punto di vista mediatico, ovvero attraverso comunicazione.
 
E’ necessario far notare il panorama politico-professionale in cui attualmente ci troviamo. Parleremo, in questo contesto, della diatriba tra counselling e psicologia.
In realtà i counsellor hanno sempre pensato di doversi distinguere da alcune forme di psicoterapia seguendo esempi di altri stati.
In Italia la classe degli psicoterapeuti (la maggioranza dei quali risultava di orientamente psicoanalitico), quelli che in sostanza si autodefinivato tali indipendentemente dal tipo di formazione ricevuta (troviamo filosofi, sociologi, architetti, biologi, letterati, ecc.), risultava prima dell’entrata in vigore della L. 56 del 1989 un lavoro atipico quindi che chiunque avrebbe potuto svolgere, esattamente come oggi è l’attuale counselling. Con l’entrata in vigore della legge che definiva quella di psicologo come professione regolamentata le cose cambiano. Ecco la necessità di una SANATORIA. Lo Stato si è trovato nella condizione di dover SANARE tutti coloro come i laureati biologi, medici, psicologi, architetti, filosofi, avvocati, ecc. o coloro con diploma di scuola superiore, che potessero dimostrare di aver lavorato come psicoterapeuti o come psicologi.
 
Una forte opposizione iniziale a questo c’è stata proprio dagli psicoanalisti della Società Psicoanalitica Italiana che pensavano inizialmente che così facendo avrebbero visto la riduzione del numero di afferenti alle loro scuole di pensiero (costituiti anche da non psicologi e non medici) quindi la perdita del potere che avevano acquisito nella società. Tutt’oggi l’attività di psicoanalista propriamente detta non è un’attività per la quale ci sia un qualche obbligo formativo specifico esattamente come quella di counselling.
Con la SANATORIA quindi sono diventati PSICOLOGI anche gli psicoterapeuti. Questo dato è importantissimo. Infatti la legge REGOLA la professione di PSICOLOGO.
Quindi la professione che per norma è quella riconosciuta è la PROFESSIONE DI PSICOLOGO.
Molti di coloro che prima erano psicoterapeuti sono quindi stati riconosciuti psicologi, grazie a norme transitorie. Comunque non tutti quelli che prima erano psicoterapeuti, sanati poi come PSICOLOGI, sono stati riconosciuti anche psicoterapeuti.
Procediamo quindi per logica.
Uno psicoterapeuta, ribadiamo, prima del 1989 era un lavoratore atipico, poteva in sostanza farlo chiunque. Dopo il 1989 alcuni psicoterapeuti vengono riconosciuti psicologi ma non gli viene riconosciuto il titolo di psicoterapeuta. Queste persone non hanno certo pensato che la cosa fosse negativa in quanto la professione era quella di psicologo non certo quella di psicoterapeuta! In fondo il titolo di psicologo era sicuramente più elevato. Lo psicologo è coloui che studia e professa la psicologia, che usa gli strumenti conoscitivi e d’intervento in ambito psicologico, era colui che aveva una laurea in psicologia. Quindi anche molti non laureati sarebbe stati riconosciuti psicologi anche se non dottori. Quindi abbiamo oggi psicologi Dottori in psicologia, gli unici con art. 7, o dottori in altre discipline e psicologi senza titolo di dottore. Tutti, lecitamente e giustamente, psicologi.
 
Per tutti lo PSICOLOGO è colui che cura con la psicologia, che si occupa di disturbi psicologici e questo è ricosciuto anche dal legislatore che nel 1994 pubblica sulla Gazzetta Ufficiale un Decreto Ministeriale che riconosce come sanitarie le prestazioni rilasciate dall’esercente l’attività di psicologo intendendo per sanitario (in ambito psicologico) tutto ciò che è finalizzato alla diagnosi, alla cura e alla riabilitazione (con mezzi psicologici).
Quindi gli iscritti alla facoltà di psicologia nel 1994 sapevano esattamente quello che la legge affermava in modo coerente con le proprie aspettative. Lo psicologo è un professionista della salute psicologica il cui obiettivo in ambito clinico è un obiettivo riconosciuto per legge come sanitario anche se lo psicologo non rientrava tra le professioni sotto la vigilanza del Ministero della salute ma nell’allora Ministero di Grazia e Giustizia.
I decreti ministeriali specificano quindi integrano le leggi ove vi sia in esse una carenza o una distorta interpretazione. Di fatto lo psicologo nel suo ambito clinico, dal 1994, rilascia prestazioni sanitarie che per il cittadino equivale a non pagare l’IVA sulle prestazioni finalizzate alla tutela della salute (diagnosi, cura, riabilitazione) e poter detrarre fiscalmente le spese sostenute come spese sanitarie. Il D.M. del 1994 è stato ribatito anche nel 2002 dal D.M. 17/05/2002.
 
La facoltà di psicologia nel 1994 era strutturata in un biennio formativo comune e un triennio diviso quattro indirizzi specialistici:
1) PSICOLOGIA CLINICA E DI COMUNITA’
2) PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO
3) PSICOLOGIA GENERALE E SPERIMENTALE
4) PSICOLOGIA DEL LAVORO
 
più un anno di tirocinio pratico diviso in due semestri post-lauream.
 
Chi si voleva occupare di clinica, ovvero degli interventi sul paziente e sui disturbi, sceglieva l’indirizzo clinico che era in assoluto il più frequentato dimostrando infatti che era quello che trovava maggiore corrispondenza con l’idea del profilo professionale dello psicologo che avevano coloro che stavano inziando il loro percorso di studio di livello universitario. Un’aspettiva che ancora oggi chi pensa di iscriversi a psicologia ha è che lo psicologo si occupi della cura del paziente, coerente con le leggi.
 
Se agli studenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie superiori che volessero scegliere psicologia venisse detto che dopo 5 anni di laurea ed un anno di tirocinio pratico, un’abilitazione all’esercizio della professione di psicologo e il pagamento dell’iscrizione obbligatoria all’ordine per esercitare la professione e l’iscrizione obbligatoria all’ente di previdenza privato riservato alla categoria degli psicologi, per l’Ordine verrebbe radiati o sospesi qualora utilizzassero strumenti psicologici per finalità sanitarie di cura in ambito psicologico di disturbi psicologici, crediamo che pochissimi si iscriverebbero.
Infatti l’ordine rimane dell’idea, contraddetta dalle NORME VIGENTI, che esista un unico strumento di cura per i disturbi mentali che è la psicoterapia, addirittura l’ordine del Lazio afferma anche che l’unica forma di cura di alcuni disturbi è “la ristrutturazione profonda della personalità” (una presa di posizione palesemente ideologica che fa pensare più al tribunale dell’inquisizione romana contro Galielo) e che nessuno psicologo potrà mai curare disturbi con strumenti conoscitivi e d’intervento psicologici come il colloquio psicologico clinico o le terapia di riabilitazione. Quindi per l’Ordine nessuno psicologo può usare strumenti clinici in ambito psicologico per curare la persona affetta da disturbi nella salute psicologica, ovvero disturbi psicologici altrimenti detti mentali.
 
Nonostante NESSUNA NORMA definisca la psicoterapia come l’unica forma di cura dei disturbi mentali l’ordine continua a definire in modo del tutto personale ed arbitrario così la psicoterapia.
 
Pensate se qualcuno dicesse che l’unica forma di cura dei disturbi mentali fosse la LOBOTOMIA PRE-FRONTALE TRANS-ORBITALE o che l’unica forma di cura di un’infiammazione agli arti fosse la CHIRURGIA radiando tutti i medici che danno farmaci per la cura dell’artrite!
Uno strumento, come è la psicoterapia, non può essere aprioristicamente e normativamente definito come UNICA CURA di qualcosa. Infatti soltanto l’uso dello strumento “psicoterapia” e il titolo di “psicoteraeptua” sono riservato agli psicoterapeuti, sia essi medici, sia essi psicologi ma il medico non cura perché è psicoterapeuta, anzi, è esattamente il contrario. Lo psicoterapeuta iscritto all’ordine dei medici può curare soltanto perché la legge riconosce le prestazioni e le attività mediche come finalizzate alla cura. Infatti non esiste la professione regolamentata di psicoterapeuta. La professione regolamentata è quella di medico per il medico e quella di psicologo per lo psicologo.
Per analogia e per norma lo psicoterapeuta iscritto all’ordine degli psicologi può curare soltanto perché sono ricosciute sanitarie le prestazioni svolte dallo psicologo ovvero di diagnosi, cura e riabiltiazione.
 
Chi sta quindi cercando di impedire allo psicologo di curare con la psicologia è proprio l’ordine degli Psicologi.
Come? Non dovrebbe tutelare la nostra professione, quella di PSICOLOGO! E’ semplicemente sconcertante tutto questo.
 
L’ordine ha infatti il potere decisionale di radiare, sospendere, censurare, ecc. quindi di fatto anche impedire ad uno psicologo di poter continuare a lavorare, per proprio arbitrario giudizio. Se quindi l’ordine decidesse che lo psicologo non potesse curare con strumenti diversi dalla psicoterapia e qualche psicologo dichiarasse di curare in ambito psicologico con strumenti psicologici comunque diversi dalla psicotertapia, subirebbe sanzioni anche molti gravi. Di fatto sarebbe anche impedito allo psicologo di dimostrare l’efficacia delle cure di riabilitazione, delle cure preventive primarie, secondarie e terziare così come sarebe impedito di dimostrare che che il colloquio psicologico clinico può avere un enorme valore terapeutico quindi sarebbe di fatto impedito qualsiasi sviluppo delle prestazioni quindi degli strumenti psicologici diversi dalla psicoterapia. Nessun cittadino potrà quindi usufruire di cure dei disturbi psicologici diverse dalla sola psicoterapia?
 
Come Psicologi, è quindi lecito chiederci:
 
Chi è quindi che sta andando contro gli psicologi e lo sviluppo della professione di psicologo?
Perché gli ordini sono così interessati a far CREDERE che lo psicologo possa fare solo COUNSELLING?
 
Quello che ci differenzia dal counsellor è proprio il fatto che le nostre ATTIVITA’ sono CONSIDERATE SANITARIE!
Invece gli ordini vorrebbero che noi psicologi ci considerassimo dei semplici counsellor.
 
Perché l’ordine vuole ridurre la professione di psicologo fino ad assimilarla ad un’attività counselling? Siamo proprio sicuri che tutto ciò sia un vantaggio per lo psicologo?
 
 
IL MOTIVO SEMBREREBBE MOLTO SEMPLICE
 
1) secondo il nostro parere politico-professionale. Gli accademici, le scuole di specializzazione insieme ai rappresentati degli ordini potrebbero cercare di indurre tutti gli psicologi ad iscriversi esclusivamente alle loro scuole di specializzazione in ambito privato (la maggioranza assoluta delle scuole di specializzazione sono PRIVATE) o in quelle universitarie. Impedendo di fatto la possibilità degli psicologi di acquisire competenze diverse quindi impedendo loro di rivolgendosi verso altri enti formativi e verso altre tipologie di formazione. Il caso della neuropsicologia è davvero ecaltante (sarà poi approfondita in altre sedi).
 
Però la strategia è molto più complessa.
2) Lo psicologo che viene assimilato ad un counsellor non si arrabbia con gli ORDINI o con l’università. Si arrabbia con il counsellor!
Questo dimostra come si sia ben innestato tale pensiero negli psicologi, come lo psicologo sia stato ben condizionato dal messaggio mediatico.
Nessuno si è mai chiesto chi è stato il primo a dare questo messaggio, chi lo ha inculcato nel pensiero degli psicologi? Ci si è trovati a pensarlo senza sapere da dove sia arrivato, quale sia l’origine di tale messaggio, tant’è che molti iniziano a dire “è una cosa che si sa” ma non sanno indicare leggi e norme.
Che paradosso! L’ordine sembra svalutare la professione di psicologo riducendola a quella di counsellor e lo psicologo professionista che fa? Se la prende con il counsellor come se gli rubasse il mestiere? (potrebbe essere in realtà il contrario!).
 
Sembra la stessa cosa accaduta in ambito universitario. Alcuni psicologi neo-laureati affermano che l’Università non gli ha formati abbastanza e che quindi si sentono obbligati a frequentare scuole di specializzazione in psicoterapia! Non c’è nessun nesso logico in questa affermazione. Perché chi ha necessità di competenza può scegliere qualsiasi tipo di formazione di area psicologica (come corsi, master, convegni,…) ed invece sembra quasi obbligato a sceglierne soltanto una, guarda caso, tutte le scuole sono sostenute da almeno un accademico. Ma gli psicologi che dichiarano di non sentirsi formati dall’unversità non se la prendono con i docenti che li avrebbero dovuto formare ma, anzi, andranno in scuole dove troveranno gli stessi identifici libri già studiati in precedenza. Chi pensa che manchi la pratica può iniziare tranquillamente una pratica sotto supervisione non è necessario iscriversi ad una scuola di psicoterapia. Si inizia l’attività, si frequentano corsi di aggiornamento variegati in modo da ampliare le proprie competenze e conoscenze, e si sceglie un supervisore se si reputa questo necessario!
 
Ma torniamo al nostro discorso politico-professionale:
 
Fino a ora abbiamo presentato due punti:
 
1) sembra esserci un tentativo di alcuni gruppi di potere istituzionalizzato di condizionare la scelta formativa dello psicologo verso la sola area di psicoterapia e verso specializzazioni che rilascino tale titolo.
 
2) lo psicologo viene assimilato al counsellor, ma, paradossalmente, se la prende con il counsellor come se gli rubasse il mestiere, anziché prendersela con coloro che assimilano lo psicologo ad un semplice counsellor.
 
Qual è il passo successivo che secondo la nostra analisi politico-professionale potrebbe accadere?
 
3) L’obiettivo sembra quello di arrivare al LEGISLATORE. Sotto la pseudo-tutela della professione si vuole convicere il legislatore che lo psicologo è in realtà un counsellor e che il counsellor non dovrebbe esserci perché è già assorbito all’interno della professione di psicologo.
 
Se passasse tale messaggio cosa accadrebbe?
 
Che il LEGISLATORE si vedrebbe costretto a SANARE i migliaia di counsellor che fino ad oggi lavoravano come counsellor (la maggior parte dei quali non ha studiato psicologia) facendoli riconoscere come PSICOLOGI. Questo perché a quel punto lo psicologo verrebbe definito come l’unico che fa counselling. Si assisterebbe all’assimilazione psicologo=counsellor.
 
A questo punto il gioco sarebbe quasi fatto. L’ordine, le accademie e le scuole avrebbero raggiunto il loro obiettivo. Quello di impedire allo psicologo di poter curare in ambito psicologico e riducendo la sua attività al semplice counselling. Ma per farlo hanno due sole strategie: 1) o creare un ordine degli psicoterapeuti distinto da quello degli psicologi e ridefinire l’art. 1 della legge che regola la professione di psicologo indicando che lo psicologo può fare solo counselling, oppure 2) con un decreto ministeriale che elimini dalle prestazioni sanitarie quelle rilasciate da psicologo oppure, come avviene per la fisioterapia o la podologia, che possano essere considerate sanitarie solo le prestazioni psicologiche di riabilitazione prescritte dal medico. Questa seconda posizione è quella che crediamo più verosimile nel breve periodo se pensiamo al business della psicoterapia.
 
Non è finita qui!
4) Infatti le SCUOLE avrebbero così molti più psicologi (grazie all’inserimento dei counsellor) che potrebbero accedere alla loro formazione in psicoterapia e, visto il numero elevato di psicologi counsellor, lo psicologo si sentirebbe ancora più costretto a definire una propria area di specializzazione alimentando quindi l’UNICO VERO BUSINESS delle LOBBIES DI POTERE DELLA PSICOLOGIA che sono le scuole di specializzazione private in psicoterapia e quelle universitarie.
 
Se gli psicologi vogliono tutto questo potranno continuare a votare gli stessi rappresentanti istituzionali!
 
 
COSA FARE INVECE IN CONCRETO PER TUTELARE LA PROFESSIONE?
 
GLI PSICOLOGI hanno la possibilità di impedire che ciò avvenga. Oggi infatti, per la norma vigente, lo PSICOLOGO può intervenire per finalità sanitarie, può quindi scegliere in modo libero la propria formazione indipendentemente dal titolo che essa rilascia. Può quindi cercare competenza in percorsi di studio variegati che completino la sua necessità di formazione e non è costretto ad iscriversi alle sole scuole di psicoterapia che, comunque, rimangono tra le libere opzioni di scelta.
 
Quando un ordine ci assimila a meri counsellor non riconosce né l’enorme differenza che c’è tra un professionista della salute come lo psicologo e chi invece fa soltanto un lavoro di “consigliere di vita” e funzioni generiche di orientamento.
 
Siamo proprio sicuri che l’ordine sia interessato allo sviluppo della professione di psicologo e allo sviluppo scientifico quando vuole imporre come unica forma di cura la sola psicoterapia?
 
 
PENSIAMOCI BENE
 
Oggi possiamo unirci come psicologi in modo autonomo per far valere i nostri diritti per suggerire ai nostri rappresentanti istituzionali di orientarsi verso un nuovo modo di pensare allo psicologo, più vicino alla qualità e alla competenza clinica di cui dispone favorendo anzi tutte le eccellenze che si sviluppano nell’ambito psicologico anziché assimlarlo ad un mero counsellor o impedirgli iniziative volte alla cura psicologica.
La SRM Psicologia è associazione di psicologia da oltre 10 anni. Ci occupiamo di informazione in psicologia utilizzando strumenti quale il web ben dal 1998 soltanto 9 anni dopo  l’istituzione dell’Ordine e siamo ufficialmente un’associazione registrata dal 1 marzo 2000. Dieci anni per la promozione, la tutela e lo sviluppo delle scienze e delle professionalità psicologiche.
 
Per questo abbiamo deciso di creare un workgroup, con altri professionisti e associazioni, sulla professione che coinvolga tutti gli psicologi interessati. Sarà un lavoro di gruppo finalizzato alla produzione di un nuovo documento sulla professione di psicologo.
 
Gli psicologi interessati possono inviare la propria richiesta di adesione inviando una email a: tutela@srmpsicologia.com  
indicando i propri riferimenti anagrafici, titolo di studio, professione, recapiti e la propria posizione in merito alla questione indicata.
 
inviare l’adesione entro il 30.11.2010. Il workgroup si riunirà per definire il calendario dei propri incontri da gennaio 2011.
 

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