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Ordini Professionali contro la Scienza?

scienza, futuro, libertà, innovazione? Tutti ne parlano ma nessuno dice a “quale innovazione”, “quale scienza”, “quale libertà”, “quale futuro” fa riferimento.
Il futuro della scienza, il benessere di ogni persona può essere determinato da scelte da parte degli ordini professionali che, censurando alcune innovazioni, potrebbero nei fatti impedirne l’esercizio. La conseguenza sarebbe una soltanto: l’impossibilità di ognuno di scegliere.
Gli ordini tutelano realmente la scienza e la professione oppure tutelano soltanto i propri interessi? 

Come funzionava l’inquisizione romana? L’inquisizione puntava l’attenzione su tutti coloro che avrebbero potuto mettere a rischio il potere dominante della Chiesa Cattolica di quel tempo. Per farlo utilizzata il “conformismo” ovvero le convinzioni già diffuse nella popolazione generale grazie ai processi di comunicazione (mediatici) creati proprio all’interno delle accademie e delle istituzioni gestite dalla Chiesa. In pratica l’inquisizione otteneva l’approvazione tacita della popolazione facendo credere che le proprie convinzioni fossero la verità quindi che tutti coloro che in qualche modo si discostassero dalle convinzioni dominanti fossero considerati “devianti”. 
Il modello inquisitorio è molto semplice.
Si parte da un presupposto teorico che, diffuso, diviene domintante e al quale viene attribuito valore assolutistico.
Quindi si inizia ad affermare che tali convinzioni sia la verità, ovvero l’unica realtà possibile.
Attaccare pertanto qualcuno che potrebbe mettere a rischio il potere dominante è semplice, basta accusarlo di praticare o affermare qualcosa di diverso dalle teorie accreditate dal potere, riconosciute dalla comunità dominante.
La popolazione pertanto avrà l’illusione che tale personaggio o gruppo siano effettivamente dei “devianti” rispetto alle convinzioni quindi la sensazione degli aderenti a tali convinzioni dominanti è quella di tutela della verità assolutista.

La formula dell’inquisizione diviene quindi la seguente “Visto che sui testi accreditati dall’istituzione c’è scritta la verità chiunque divergesse da tale unica ed assoluta verità sarebbe quindi un eretico, un deviante, un pericolo quindi va condannato (censurato, radiato, ucciso).”

Citare i nomi più noti al grande pubblico come “Galileo Galilei” e “Giordano Bruno” fa capire, storicamente, di cosa sitamo parlando. Dopo Galilei e Bruno il potere è comunque stato separato tra scienza e religione, un cartello politico internazionale.

Oggi quelli che Baranello chiama “i figli di Galileo” ovvero gli scienziati hanno preso cariche di potere politico e professionale e dominano all’interno delle accademie (le università), il parlamento, gli ordini professionali e in molte istituzioni (ospedali, centri ricerca, ecc.).

In Italia gli Ordini Professionali sono istituzioni composte da membri interni ad una specifica professione (ad esempio nel campo sanitario, medicina, psicologia, biologia,…). I membri di un consiglio dell’ordine sono quindi professionisti con proprie idee e modelli teorici di riferimento. Un ordine professionale ha facoltà di decisionale anche in merito a censure, sospensioni e radiazione, può cioè impedire l’esercizio dell’attività ad un iscritto.

Immaginiamo oggi uno scienziato e professionista con tutti i titoli per essere incluso in un ordine professionale, che, all’interno della propria disciplina quindi del proprio ordine, sviluppa innovazioni che lo portano a non essere in accordo con le posizioni teoriche più vecchie che però ancora dominano all’interno dell’istituzione. La libertà costituzionale della scienza metterebbe quello scienziato sullo stesso piano di chiunque nella comunità scientifca ma, per i membri in posizione dominante dell’ordine potrebbe rappresentare una minaccia al potere dominante in quel momento. Lo scienziato-professionista propone quindi la propria “visione” sul funzionamento delle cose applicando il proprio orientamento teorico nella propria professione.
Immaginiamo che questa nuova visione portasse effettivamente a risultati e benefici tali che molti scienziati iniziassero ad acquisire nuove nozioni ed iniziassero a diffonderle e che questo portasse a benefici nella popolazione generale tali da orientare scienziati e pubblico verso la nuova conoscenza. Sarebbe in pericolo, in questo caso, soltanto la vecchia macchina istituzionale che potrebbe avere difficoltà ad adeguarsi ai cambiamenti e potrebbe volere però ancora dominare basandosi su vecchi concetti. Sarebbe in pericolo il POTERE di chi domina.

Ora immaginiamo uno scenario di fantasia: L’inquisizione, come concetto, torna alla ribalda, non è più la Chiesa, tutt’altro, ma proprio quelli che oggi sono gli scienziati con potere politico, spesso inseriti in ordini, accademie e scuole di specializzazione. Gli ordini potrebbe diventare il braccio armato delle accademie? L’accademia non ha di per sé potere sanzionatorio, ma gli ordini professionali si, e lo potrebbero usare contro l’innovatore.
Ecco che la formula dell’inquisizione verrebbe di nuovo utilizzata, ma facendo riferimento ad uno concetto pseudo-scientifico.

La formula della nuova inquisizione scientifica sarebbe “Visto che sui testi accreditati dall’istituzione c’è scritta la verità scientifica chiunque divergesse da tale unica ed assoluta verità scientifica sarebbe quindi un ciarlatano, un pericolo quindi va condannato (censurato, sospeso, radiato, civilmente ucciso).”
La nuova inquisizione condanna nuove ideologie rendendo il libero pensatore, esterno ai giochi di potere accademico-ordinistico-politici un “eretico scientifico”.
La comunità dei professionisti di riferimento avrebbe paura di subire la stessa sorte e sarebbe omertosa, così come il resto della popolazione. Di fatto anche chi ottiene benefici dalle nuove teorie anche se si esponesse non verrebbe ascoltato ma anzi verrebbe accusato a sua volta.

La censura, la sospensione, la radiazione. Impedire ad uno scienziato di poter continuare ad esercitare la propria scienza e la propria professione, costringerlo a difendere i propri diritti ed i diritti di tutti gli scienziati in aule di tribunale (con costi esorbitanti visto che per ottenere giustizia non basta pagare le tasse ma bisogna pagare ancora). Spesso gli scienziati liberi non hanno appoggi politici non hanno potere economico e vengono così distrutti sia sul fronte mediatico dai pochi in posizione dominante sia economicamente quindi civilmente.
Il tutto nell’indifferenza generale di una popolazione che non sa di essere dominata da vecchi concetti.

Così oggi anche in Italia vediamo la condanna della terapia Di Bella o della innovativa teoria del Dott. Tullio Simoncini per il cancro da parte delle istituzioni che continuano a sostenere cure come la chemioterapia che i dati ufficiali internazionali ormai sembrano indicare come di per sé inefficace.

Il Caso dell’Ordine degli Psicologi del Lazio
Oggi anche l’Ordine degli psicologi del Lazio sta tentando di censurare, sospendere e radiare psicologi, scienziati liberi pensatori, perché propongono innovazione scientifica che però scardina i vecchi concetti. Così l’ordine degli psicologi del Lazio inizia addirittura a sostenere che “lo psicologo non cura” andando di fatto contro tutti gli psicologi. La bizzarria è che l’ordine degli psicologi dichiarerebbe che l’unica sola ed assoluta forma di cura per problemi psicologici sia esclusivamente la psicoterapia, come dire che se fa male un braccio l’unica ed assoluta forma di cura fosse l’amputazione.
L’ordine degli psicologi sta condannando la psicologia con tali posizioni perché se lo psicologo non potesse curare di fatto NESSUNO PSICOLOGO potrebbe curare indipendentemente dal suo titolo di specializzazione, quindi neanche lo psicologo-psicoterapeuta potrebbe curare. Di fatto l’Ordine degli psicologi sembra volere impedire agli psicologi di curare in ambito psicologico il ché porterà soltanto i medici a poter curare, sia in ambito medico, che in ambiti più vicini alla psicologia. Guarda caso la facoltà di psicologia di Roma è diventata una facoltà all’interno di medicina.
Questo non potrà essere contrastato dall’ordine degli psicologi del Lazio perché la politica di censura della scienza e l’impedimento “mediatico” allo psicologo di curare potrà portare soltanto a risultati negativi per la psicologia italiana.

La Norma invece dice l’opposto di ciò che afferma l’ordine. Per la Norma (DM 17/05/2002) le prestazioni psicologiche sono di fatto SANITARIE ovvero finalizzate a diagnosi, cura e riabilitazione. Lo psicologo pertanto usa strumenti conoscitivi e d’intervento in ambito psicologico (art. 1 L. 56/89) per finalità sanitarie in ambito psicologico.

Di fatto lo psicologo può curare ed è pacifico che lo psicologo si occupa di problemi psicologici quindi di tutto ciò che disturba la salute in ambito psicologico quindi di disturbi cosiddetti “mentali”.

Visto che lo psicologo può curare e visto che la professione regolamentata è quella di psicologo, allora gli psicologi possono curare indipendentemente dall’avere un titolo di specializzazione ovvero anche gli specializzati possono curare perché psicologi. Così come uno psichiatra cura perché medico non perché psichiatra, ed un medico-psicoterapeuta cura perché è medico non perché è psicoterapeuta. 

Perché l’ordine degli psicologi, in particolare l’ordine degli psicologi del Lazio, sembra invece voler impedire allo psicologo di curare in ambito psicologico? Così facendo impedirebbe a tutti gli psicologi di curare, anche quindi agli psicologi-psicoterapeuti. O tutti, o nessuno. 

Attenzione quindi… la nuova inquisizione potrebbe essere insita negli ordini, gli ordini potrebbero andare realmente contro la scienza?

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