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Se l’Istituzione Commette Illeciti?

COMUNICATO STAMPA SRM PSICOLOGIA
associazione di psicologia dal 11 anni (fondata il 1 marzo 2000). On-line dal 1998.
 

“Professione Psicologo: Questioni di Politica Professionale e di Libertà di Scelta”

Se un’Istituzione Commettesse degli Illeciti? Cosa Fare? Come Tutelarsi?
è una domanda che rivolgiamo a tutti gli psicologi, in quanto la SRM Psicologia sta cercando di tutelare tutti gli psicologi e tutta la professione di psicologo in Italia e lo sta facendo a proprie spese, con enormi sacrifici ma con la determinazione che deriva dalla solida convinzione che l’Italia possa diventare un paese in cui le libertà siano davvero tutelate, le libertà di scelta di ognuno di noi.

Spesso i nostri rappresentanti, parliamo dei rappresentanti degli psicologi all’interno dell’Ordine vorrebbero farci credere che i counsellor o i pedagogisti clinici ci stiano “rubando il mestiere”, ci vogliono mettere contro altri professionisti, altre persone che stanno scoprendo cose nuove e diverse e che stanno cercando di garantire il diritto di scelta, esattamente come ha fatto Freud al suo tempo e come fanno oggi molti nostri colleghi psicologi nel loro ambito.
Siamo davvero così poco competenti da aver paura che altri possano rispondere con più efficacia di noi alle richieste dell’utenza? Prima di essere difensori dell’esclusività (esclusivo = che esclude) proviamo a pensare che il nostro paese ha necessità di essere democratico, libero, aperto. Altrimenti saremo sempre il fanalino di coda rispetto alle grandi democrazie.
Quando visitate Roma, andate a campo dei fiori, perché in quella piazza una bellissima statua ricorda una terrificante vicenda, l’uccisione pubblica di Giordano Bruno, arso vivo perché libero pensatore, perché le sua parole e le sue idee venivano viste come PERICOLOSE da chi deteneva il potere istituzionale da chi si era fatto giudice di altri uomini, censore del libero arbitrio e del libero pensiero. Un essere umano, una persona, che viene indicata come PERICOLOSA per le sue capacità intellettuali. E’ terrificante o no? Fa capire la potenza della libertà, fa capire la potenza del pensiero, fa capire la paura che il solo pensiero libero suscita in coloro che hanno basato il loro dominio politico ed economico su vecchie concezioni, su vecchi assiomi.
 
Torniamo ai giorni nostri. Il counsellor, il pedagogista clinico, il medico, lo psicologo possono tranquillamente coesistere. Sono strumenti diversi per trattare problemi simili. In gioco c’è la libertà costituzionale della scienza, la libertà di scelta di ogni cittadino.
Pensate se aveste un problema di natura “medica” e non poteste scegliere la cura ma foste costretti a scegliere soltanto ciò che viene indicato come unica cura possibile, l’unica cura di Stato! Tutti conosciamo il caso “Di Bella” per l’oncologia, una metodologia utilizzata oggi in molti paesi ma non in Italia! Vogliamo essere inquisitori e censori oppure scegliere la strada della libertà, liberi scienziati, liberi in uno Stato Libero?
 
Non è infatti l’oggetto dell’intervento che definisce una professione ma lo strumento utilizzato. Lo psicologo usa strumenti psicologici per finalità di cura come il colloquio psicologico clinico, la riabiltazione, il sostegno, la diagnosi, ecc.
Il pedagogista clinico usa la pedagogia, il counsellor usa il counselling (attenzione: in nessuna parte del nostro tariffario, né in alcuna legge, c’è scritto che lo psicologo faccia counselling in ambito clinico!), l’educatore usa l’educazione, il medico utilizza la medicina. L’oggetto d’intervento può essere comune, lo strumento cambia.
Nessuna Legge infatti impedisce allo psicologo di curare problemi psicologici (i cosiddetti disturbi mentali) od esclude lo psicologo dal farlo, nessuna legge impedisce ad un medico di trattare gli stessi disturbi. Ciò che cambia è ovviamente lo strumento.
Se un disturbo o un sitomo fosse di esclusiva competenza di un categoria professionale non potrebbe né ora né mai esistere altro, non ci sarebbe libertà di scelta, non ci sarebbe opzioni, sarebbe come una DITTATURA SCIENTIFICA.
Mentre oggi sappiamo che molti disturbi somatici in realtà possono essere trattati con mezzi psicologici e viceversa molti disturbi psicologici possono essere trattati con mezzi diversi.
 
Domandiamoci se che chi afferma che lo psicologo è un semplice counsellor non stia in realtà svalutando lo stesso psicologo! La SRM Psicologia seguendo la Legge dello Stato ricorda che lo psicologo, in ambito clinico, è un professionista della salute le cui prestazioni sono riconosciute Sanitarie ovvero di diagnosi, cura e riabilitazione. Il Counselling attualmente non è una prestazione sanitaria, il counsellor non è un professionista della salute. Perché quindi continiuare a ridurre lo psicologo ad un counsellor, qual è l’interesse degli ordini professionali? E’ possibile che gli ordini degli psicologi vogliano impedire allo psicologo di elargire prestazioni sanitarie di cura in ambito psicologico? Non è che dietro tutto questo c’è l’interesse ad obbligare gli psicologi dell’ambito clinico a diventare psicoterapeuti presso una delle scuole private sostenute dagli accademici docenti universitari? Domande aperte!

Quindi siamo sicuri che quando i nostri rappresentati dell’ordine dichiarano “lo psicologo è un counsellor” stanno davvero dalla parte dello psicologo?
 
 
LA QUESTIONE
IL FATTO SU CUI CHIEDIAMO IL PARERE DEGLI PSICOLOGI E DEI CITTADINI E’ IL SEGUENTE E COINVOLGE UN’ISTITUZIONE ORDINISITICA, L’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DEL LAZIO.
 
Il consiglio dell’ordine degli psicologi del Lazio ha sospeso e RADIATO psicologi professionisti, persone, nostri colleghi psicologi, che nella propria attività clinico-sanitaria in ambito psicologico hanno trattato sintomi e disturbi di tipo psicologico.
RADIATI solo perché lavoravano da psicologi per il trattamento di sintomi e disturbi!
RADIATI perché svolgevano l’attività di psicologo ed utilizzavano il colloquio come strumento di trattamento di sintomi e disturbi!
Questo perché l’ordine vorrebbe, in sostanza, che soltanto gli psicoterapeuti, non sempre anche psicologi, possano trattare disturbi mentali. In pratica l’ordine sembra annullare il valore terapeutico delle cure psicologico-cliniche, della riabilitazione, del sostegno, ecc. Non è uno scherzo! In pratica lo psicologo non può usare il colloquio psicologico per la risoluzione di disturbi, secondo il consiglio dell’ordine del Lazio ma anche secondo il tribunale di Roma sez. XI che in una sentenza di primo grado (alla quale è già stato presentato ricorso) ha dichiarato che la cura dei disturbi mentali è solo la psicoterapia.
Si, avete capito bene! Il giudice ha detto che per i disturbi mentali inclusi nel libro americano noto come DSM, in ITALIA, si può usare soltanto la psicoterapia per curarli! Quindi niente altro. Via quindi l’intervento clinico in psicologia, via quindi le cure psicologiche diverse dalla psicoterapia, ma via quindi anche le cure mediche, via le terapie alternative e quanto altro siadiverso dallo strumento della psicoterapia. E’ palese che questo è contrario non soltanto alla Norma ma anche alla prassi.

Il giudice lascia palesemente intendere per disturbi mentali tutti quelli inclusi nel DSM-IV (un libro! dove peraltro in nessuna sua parte cita la psicoterapia o gli psicoterapeuti ma anzi fa riferimeno agli psicologi e alla psicologia!!!).
 
QUINDI RIPETIAMO! Con una semplice frase interna ad una sentenza, in nome del POPOLO ITALIANO (chiediamo cosa ne pensa davvero il popolo sovrano!), si stanno cancellando in ITALIA, in solo colpo di spugna, tutte le cure diverse dalla sola ristretta area della psicoterapia per i disturbi cosiddetti mentali. Ma questo coinvolge anche i medici che in pratica, secondo tale dichiarazione, non potrebbero più curare disturbi inclusi nel DSM (quindi insonnia, balbuzie, tic, ansia, disturbi sessuali, ecc.) se non hanno titolo di psicoterapeuta ed esclude qualsiasi altra forma di cura diversa dalla psicoterapia. Questa è l’Italia che vogliamo? Questo è davvero quello che vuole “IL POPOLO ITALIANO”?

L’Italia con questa azione si pone oggi tra gli unici paesi che si dichiarano democratici in cui ciò avviene! Poi ci chiediamo perchè c’è fuga di cervelli!
L’ASSURDITA’ è che quella di psicoterapeuta non è una professione regolamentata a se stante ovvero lo psicoterapeuta se può curare lo può fare soltanto perché è o psicologo (ovvero è lo psicologo che cura) o medico (ovvero è il medico che cura). Insomma per Norma lo psicologo cura ma per il giudice e l’ordine degli psicologi del Lazio lo psicologo non cura!

Cosa Avviene all’Interno degli Ordini? In pratica il consiglio dell’ordine degli psicologi del Lazio radia e sospende tutti quegli psicologi che lavorano in ambito clinico e che dichiarano di utilizzare il colloquio psicologico per la risoluzione di sintomi e disturbi mentali ovvero sospende e radia tutti quegli psicologi che si occupano di salute mentale e quindi che operano nell’area psicologico clinica per il trattamento di ciò che disturba la salute mentale.
In pratica per il consiglio dell’ordine degli psicologi del Lazio lo psicologo anche se è per Legge un professionista della salute mentale, anche se per Legge rilascia prestazioni riconosciute SANITARIE non potrebbe trattare sintomi e disturbi con il colloquio psicologico clinico (il termine clinico, nella lingua italiana, definisce il rapporto con il paziente e con la patologia e per quanto riguarda lo psicologo, lo colloca nell’ambito della salute mentale). Per il consiglio dell’Ordine degli Psicologi del Lazio l’unica forma di cura dei disturbi mentali è la sola psicoterapia e niente altro può esistere. In pratica il consiglio dell’ordine degli psicologi del Lazio sembra dire che l’uso del colloquio psicologico non può essere risolutivo per sintomi e disturbi ovvero dichiara, in sede DISCIPLINARE, che lo psicologo non può usare il colloquio psicologico per RISOLVERE disturbi.
 

MA ORA OCCORRE PRESTARE MOLTA ATTENZIONE.
Perché l’Ordine degli Psicologi del Lazio ha affermato qualcosa che è ESATTAMENTE OPPOSTO AI MOTIVI PER CUI RADIA E SOSPENDE!

DUE PESI E DUE MISURE? Perché il consiglio dell’ordine degli psicologi del Lazio è interessato a sospendere e RADIARE psicologi che dichiarano di trattare sintomi e disturbi con il colloquio psicologico ma pubblica, da posizione dominante e di rappresentanza la seguente dichiarazione?
 
IMPORTANTE!!! L’ordine scrive testualmente “Rivolgersi ad uno psicologo significa quindi usufruire di un PROFESSIONSITA DELLA SALUTE IN GRADO di utilizzare in modo PROFICUO il COLLOQUIO PSICOLOGICO per la RISOLUZIONE di un problema, un sintomo, un DISTURBO o, più in generale, un disagio o per la prevenzione dello stesso.”.
Allora perché se per l’ordine del Lazio lo psicologo può usare il colloquio psicologico per la RISOLUZIONE DI DISTURBI lo stesso ordine degli psicologi sospende, radia o minaccia di sanzione tutti gli psicologi che utilizzano il colloquio psicologico per la risoluzione di disturbi?
 
DETTO MA ANCHE RIBADITO! La frase è stata pubblicata nel 2007. Nell’anno 2009 la commissione dentologica dell’Ordine ha ribadito che tale frase è una frase che identifica le attività svolte dallo psicologo.
Insomma l’ordine conferma che “lo psicologo (non c’è scritto psicoterapeuta) usa il colloquio psicologico (e non psicoterapia) per risolvere disturbi. Allora perché sospende e radia gli psicologi che dichiarano lo stesso?
 
Abbiamo chiesto di prendere una posizione in merito al CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi), sono passati TRE MESI ed non abbiamo ottenuto risposta. Sono queste le istituzioni che ci rappresentano, quelle che noi tutti paghiamo. Perché non rispondono o perché dobbiamo attendere così tano? Perché chiedono soltanto voti al momento delle elezioni e quando sono chiamati su questioni non rispondono a chi li vota e a chi li paga? Speriamo soltanto che sia una questione di tempo ma la questione sembra davvero urgente!
 

UNA RIFLESSIONE SULLA FRASE CITATA

1) O il consiglio dell’ordine degli psicologi del Lazio commette una gravissima forma di pubblicità ingannevole in quanto pubblica qualcosa di FALSO e lo fa da posizione dominante e di rappresentanza verso una rete capillare di migliaia di iscritti (almeno 16.000 psicologi) per poi diffondere tale indicazione verso anche i cittadini visto che è on-line e verso tutta la popolazione carceraria della regione Lazio visto che la frase è utilizzata per un vademecum a loro rivolto. In questo caso per tale forma di pubblicità ingannevole dovrebbero sanzionare non solo disciplinarmente ma anche civilmente, in modo esemplare, tutti gli psicologi del consiglio che hanno partecipato alla redazione del testo. Abbiamo chiesto informazione ed è la stessa commissione deontologica, che ha affermato che il testo è nato dall’attività congiunta di tutto il consiglio dell’ordine in carica nel 2007, anno di stesura del testo da parte del consiglio.
 
2) Oppure il consiglio dell’ordine degli psicolgoid del Lazio sospende e radia in modo non chiaro quando lo fa giustificandolo con il fatto che lo psicologo non può risolvere disturbi.
In ogni caso c’è qualcosa di poco chiaro.
 

NOTE VARIE

Ricordiamo che un ordine è composto da membri aderenti a specifici movimenti o associazioni. Infatti lo stesso consiglio dell’ordine parla di gruppi di “maggioranza” e di “minoranza” nell’ordine. Quindi che un gruppo di maggioranza possa essere in accordo su alcune questioni ci porta a valutare le possibili interazioni tra tutti coloro che fanno parte di questa maggioranza, i legami che ha ad esempio con i membri accademici e gli interessi che tali sanzioni possono celare. Ci chiediamo ad esempio perché l’ordine del Lazio che ha poteri amministrativi avvi iniziative scientifiche e per farlo scelga proprio accademici sostenitori della maggioranza di governo dell’Ordine stesso e aderenti, inoltre, ad uno specifico modello teorico. L’Ordine non dovrebbe essere scientificamente laico? Sono solo domande ovviamente, questioni aperte su cui chiediamo pareri.
 
Perché, una cosa è certa, non è una forma di tutela della professione quella di dire che lo psicologo usa il colloquio per risolvere disturbi e poi radiare gli psicologi che usano il colloquio per risolvere disturbi.
 

COSA FARE? COME TUTELARE LA LIBERTA’ DI SCELTA?
IL TUO CONTRIBUTO, IL TUO FEEBACK E’ IMPORTANTE

Chiediamo agli psicologi e ad ogni libero cittadino italiano di unirsi nel sostegno della battaglia per i diritti di scelta della cura e per il diritto degli psicologi a continuare ad esercitare la professione in ambito clinico. Per richiamare all’ordine quelle persone che, in posizione dominante all’interno delle Istituzioni Ordinistiche, stanno cercando di impedire allo psicologo di curare in ambito psicologico favorendo soltanto la psicoterapia e quindi impedendo altre forme di intervento, compreso, come detto, lo stesso intervento psicologico non psicoterapico.
 
E’ assurdo infatti che uno psicologo laureato in ambito del lavoro e abilitato, può esercitare nel suo ambito, quello dell’educazione, può lavorare nel suo ambito, quello sperimentale, può lavorare nel suo ambito e a quello clinico viene di fatto impedito l’esercizio dell’attività in ambito clinico per costringerlo a pagare scuole private di psicoterapia sostenute sempre da docenti universitari.
La formazione è importante ma la psicoterapia non è l’unica formazione esistente, non è la formazione più efficacie e la psicoterapia non è per Norma e per prassi l’unico strumento di cura disponibile.
Crediamo infatti che dietro tutto questo ci sia il solo interesse economico e politico di alcuni gruppi di potere di accaparrarsi il dominio su tutta la formazione specialistica in ambito psicologico, impedendo, anche con minacce di sanzione, tutti coloro che non si riconoscono nella psicoterapia e che invece utilizzano strumenti diversi, che a volte potrebbero essere scientificamente anche più validi.
 
LA QUESTIONE E’ SERIA, REALE. Molti psicologi stanno abbandonando l’attività psicologica in Italia perché si sentono minacciati dalle stesse istituzioni nate per tutelare la professione. Dobbiamo oggi tutelare i nostri diritti di cittadini italiani, di professionisti e di scienziati. I nostri rappresentanti devono RAPPRESENTARE NOI PSICOLOGI non possono decidere per noi senza consultarci. Sono pagati da tutti noi psicologi. Nessuno in democrazia è realmente dominante rispetto ad altri. La nostra scelta di unirci può garantire a tutti maggiore libertà. Dobbiamo cambiare le cose e non sempre chinare il capo di fronte a chi potrebbe abusare della propria posizione dominante. La paura, il terrore basato sulla minaccia di sanzione non può essere superiore al DIRITTO! Uniti e soltanto uniti possiamo davvero far valere il diritto di scelta, la libertà costituzionale della scienza, per tutti.
 

UN’AZIONE CONCRETA

La SRM Psicologia sta redigendo, insieme ai colleghi e ai cittaddini che vorranno partecipare, un testo da inviare alle Istituzioni Ordinistiche, alle diverse cariche dello Stato e alla Comunità Europea, nonché ai mass-media e a chiunque sia un interlocutore interessato in cui, attraverso documenti ufficiali, si dimostra non soltanto il diritto dello psicologo di elargire prestazioni di cura ed il diritto di intervenire nel campo della salute mentale, ma anche il diritto reale di scelta della cura da parte di tutti i cittadini.

Tra Marzo e Maggio si attiverà il tavolo di discussione con tutti coloro che aderiscono all’iniziativa. Per poter aderire è sufficiente sottoscrivere la SRM CARD per l’anno 2011, un contributo minimo per poter sostenere le spese relative al progetto, ed inviare una richiesta a tutela@srmpsicologia.com indicando il numero di card.

Dalla convention sarà redatto il testo da presentare alle istituzioni.

Chi volesse può inviare feedback. Per fare qualcosa possiamo farlo solo insieme. Unisciti alla SRM Psicologia per il diritto alla scelta.
Tutti i feedback possono essere inviati a: tutela@srmpsicologia.com

 

 

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