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MORTE CLINICA della psicologia italiana

lettera aperta del Direttore scientifico SRM Psicologia, Dott. Marco Baranello, scienziato italiano, psicologo, fondatore della teoria emotocognitiva
 

Carissimi Amici,
è con molto rammarico che scrivo questa lettera. Una delusione infinita rispetto al nostro sistema Italia.
E’ con enorme tristezza che annuncio la “morte clinica della psicologia italiana”. Elettroencefalogramma piatto… completamente piatto!
 
Ci troviamo ormai sull’orlo del fallimento interno. I nostri giovani e più valenti scienziati, i nostri imprenditori, i nostri professionisti emigrano verso paesi più democratici lasciando l’Italia in balia delle lobbies monopoliste.

I professionisti che fatturano il 100%, gli onesti che seguono le regole del sistema, si trovano ad essere strozzati dal fisco senza avere più capacità di investimento, gli scienziati che scoprono qualcosa di nuovo al di fuori delle classiche accademie vengono censurati, i professionisti della salute che trovano nuove cure sono sospesi, radiati, denigrati fatti passare per ciarlatani.

Chi come me si è sempre occupato di scienza e di salute in ambito psicologico oggi è costretto ad annunciare la “morte clinica della psicologia italiana”.
E’ stato commesso un vero e proprio suicidio, perché, cari amici, di suicidio si tratta visto che la psicologia italiana è morta a causa degli stessi ordini degli psicologi e di alcune facoltà di psicologia interessate a tutelare i propri interessi formativi e contrastare addirittura tutti quegli psicologi liberi professionisti, regolarmente iscritti agli ordini professionali, che hanno da sempre utilizzato la psicologia scientifica in ambito clinico per la cura della salute del paziente quindi per la remissione dei disturbi ovvero per la loro riabilitazione funzionale.
 
Beh, in Italia questo non è più possibile.
L’ordine degli psicologi sanziona gli psicologi che usano la psicologia per la risoluzione di problemi psicologici. Avete capito bene. Lo psicologo che usa la psicologia per risolvere problemi psicologici può essere censurato, sospeso e radiato proprio dai nostri consiglieri negli ordini professionali.
Lo psicologo radiato per fare il mestriere di psicologo! Anche un bambino capirebbe l’assurdità di tutto questo.

Lo psicologo che subisce sanzioni a questo punto cosa fa? Sicuro della propria etica condotta, sicuro che la Legge sia dalla propria parte in quanto la Norma dello Stato riconosce SANITARIE le attività svolte dallo psicologo, ovvero riconosce la finalità di cura delle attività psicologiche, sicuro di aver seguito anche le indicazioni dello stesso ordine che scrive ufficialmente che lo psicologo interviene per curare attraverso i colloqui e che lo psicologo è quel professionista che usa il colloquio psicologico (prestazione sanitaria esclusiva dello psicologo) per risolvere disturbi, si rivolge alla “GIUSTIZIA”.
E’ qui che scoprirà che è soltanto un’ingenuità credere che “giustizia” equivalga ad ottenere giustizia.
 
Cos’è la giustizia? E’ una finalità o è una procedura?
Per definire la giustizia occorre definire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato quindi aderire ad un sistema di convinzioni, di concetti morali, filosofici. La legge, promulgata dal parlamento, non sempre corrisponde all’idea di giusto dello Stato visto come l’insieme organizzato dei cittadini. Molte leggi sono considerate dalla popolazione come ingiuste eppure esistono. Ecco che avviene uno scollamento tra Stato e cittadini, ecco che tutti noi non ci sentiamo più persone libere in uno Stato libero ma sudditi di un sistema lobbistico con tendenze monopoliste.
 
Chi ha avuto a che fare con la “giustizia organizzata” non sempre ha ottenuto giustizia.
Uno dei settori in cui la “giustizia organizzata” troppo spesso fallisce è nel campo scientifico, sanitario e professionale. Questo a causa soprattutto del potere esercitato dalle classiche accademie e dagli ordini professionali.
Così un giudice si trova di fronte gruppi di potere organizzato ed istituzionalizzato, docenti universitari, luminari della scienza accademica portavoce del solito già noto e gli ordini professionali.
Persone in posizione dominante che conoscono altre persone in posizione dominante in ogni contesto (università, mass-media, industria, politica, magistratura, ecc.).

Ora immaginate questo impero contro un singolo cittadino. Così se uno scienziato che scopre qualcosa  di nuovo e dimostra qualcosa di diverso rispetto a ciò che viene promosso dalle vecchie scuole accademiche e se questo qualcosa è in grado di produrre cambiamenti important tali da mettere in crisi il sistema politico-economico dei soliti “baroni”, ecco che la macchina “imperiale” si attiva. Il singolo cittadino, lo scienziato, si trova davanti ad un giudice (che probabilmente si è formato all’interno di quelle stesse accademie) contro un impero. Secondo voi chi ha più chance di vincere?

E’ in quel contesto che la giustizia può fallire perché la giustizia organizzata dovrà tenere in considerazione troppi interessi. Che facciamo “salviamo il singolo che è dalla parte del giusto” o “determiniamo che sia giusta la falsità che domina nell’Impero”?
 
Ed ecco che appaiono sentenze di tribunale assurde, fatte di giri di parole senza senso di sinonimi usati come contrari.
Nel nostro campo vediamo sentenze in cui l’attività di cura sembra essere esclusivamente una competenza medica in ogni contesto, sentenze che definiscono cosa sia una “mallattia mentale” quando anche i sassi sanno che sono decenni che il termine “malattia mentale” è ormai considerato anacronistico, giudici che senza conoscere la materia dicono che un disturbo mentale come l’anoressia è sempre da considerarsi una malattia, in pratica senza considerare la causa!

Sentenze ancora più aberranti in cui è chiaro che un sinomino viene usato come contrario così un giudice ha affermato che lo psicologo non cura ma recupera le ablità compromesse. Chiunque sa che nel campo della salute mentale la cura è soltanto ed esclusivamente un recupero di abilità e funzioni compromesse o la soluzione dello stato di disagio!

Bizzarrie che riflettono palesemente la difficoltà della magistratura di far passare per “giuste” posizioni e concetti delle accademie e degli ordini, tutelando tali poteri anziché applicare realmente la norma.
In psicologia, perché è questo l’ambito di cui stiamo parlando, c’è un tentativo delle università in particolare della facoltà di psicologia de “La Sapienza” di Roma e dell’Ordine degli Psicologi del Lazio di ridurre lo psicologo ad un mero counsellor in modo da far confluire tutta la formazione all’interno dello stesso circuito di potere accademico. Lo psicologo, condizionato, crede addirittura di non poter più svolgere attività clinica perché inizia ad autodefinirsi counsellor senza sapere che tale percezione nasce da un condizionamento classico, esattamente come con i cani di Pavlov. Il cane non sa di essere condizionato, si crede ancora libero di scegliere, ma la realtà è ben diversa.
 
Cari amici, come scienziato, come psicologo, come cittadino italiano, come persona sono oggi davvero amareggiato di aver dato l’annuncio della morte della psicologia italiana. Le speranze sono davvero pochissime e sono in mano alla “GIUSTIZIA” ai giudici che dall’alto di un potere istituzionalizzato si troveranno a dover decidere il destino della nostra scienza e professione quindi della nostra stessa Repubblica.
Lo ricordo, hanno di fronte un singolo scienziato contro un’intero impero istituzionale, cattedratici e consiglieri dell’ordine contro una singola persona.

Sto lottando sostenuto dagli amici e colleghi del gruppo SRM Psicologia contro i “mulini a vento”, contro quell’impero lobbistico che vuole impedire agli psicologi di curare in ambito psicologico, impedire agli psicologi di scegliere formazione diversa da quella da loro proposta, che vuole impedire a tutti i cittadini il diritto di scegliere la cura.
Il nostro sostegno va a chi è rimasto, a chi ancora crede che possiamo fare qualcosa per poter donare nuova vita alla Psicologia, all’Italia… ma le forze sono quasi finite e, anche per noi, si intravede all’orizzonte il viaggio verso Paesi più democratici dove ancora le persone sono considerate per quello che possono dare, per il merito, per la competenza.
All’Italia non rimarrà che comprare dall’estero l’innovazione che qui viene di fatto censurata.
Abbiamo lottato fino alla fine ma il potere istituzionalizzato non lascia scampo alla libertà di scelta. Quello che è successo al Prof. Di Bella o al Dott. Tullio Simoncini per la cura del Cancro oggi sta succedendo anche alle Cure Psicologiche per i Disturbi Psicologici. Il dominio delle lobbies psicoterapiche sostenute da ordini e università non sta lasciando più possibilità di scampo, più respiro.
La Psicologia italiana sta davvero morendo.
 
Il mio ringraziamento va a chi ancora crede nelle scienze psicologiche pure, alla mia famiglia che mi ha sostenuto, ai colleghi della SRM Psicologia che mi sono vicini ogni giorno in questa lotta, ai colleghi Michele Trimarchi e Stefano Benemeglio che, insieme a me, hanno tenuto per mano la PSICOLOGIA fino al suo ultimo respiro…
 
un ringraziamento a tutti coloro che hanno ancora a cuore la libertà di scelta. 

Ad ognuno, la libertà di capire.
Marco Baranello
Milano, 7 giugno 2011

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