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Aperte le iscrizioni agli psicologi alla Scuola Psicologia Emotocognitiva. La teoria emotocognitiva di Baranello applicata a strumenti di diagnosi cura e riabilitazione in ambito psicologico


Roma. Al via i colloqui di selezione per gli psicologi che intendono iscriversi alla scuola biennale di formazione specialistica per psicologi di “Psicologia Emotocognitiva”. Per l’applicazione nelle scienze psicologiche e nella clinica psicologica della teoria emotocognitiva di Marco Baranello. La scuola è rivolta in via esclusiva a psicologi laureati in psicologica con laurea v.o. (quinquennale) o specialistica. La psicologia emotocognitiva propone di utilizzare strumenti d’intervento psicologico quali il colloquio psicologico attraverso metodologie psicoeducative per finalità riabilitative, senza uso di psicofarmaci e senza psicoterapia. La psicoterapia essendo un titolo e non una professione può disorientare l’utenza visto che per acquisire il titolo di psicoterapeuta si può essere anche medici, quindi senza studi in ambito psicologico e senza laurea in psicologia. Al fine di evitare confusione nell’utenza psicologica e valorizzare il ruolo clinico-sanitario dello psicologo professionista la scuola di psicologia emotocognitiva non ammette psicoterapeuti (o con titoli equipollenti) o iscritti a scuole di psicoterapia (o equipollenti).

La “scuola biennale di psicologia emotocognitiva” è stata fondata nel 2004 dalla SRM Psicologia, rappresentando la prima scuola biennale italiana di formazione specialistica esclusiva per psicologi in diagnosi e cura in ambito psicologico. La scuola di psicologia emotocognitiva propone un percorso formativo basato sull’applicazione, nella clinica psicologica, dei principi della teoria emotocognitiva di Marco Baranello.

La psicologia emotocognitiva è un modello teorico sistemico-relativista che focalizza l’attenzione sui processi di funzionamento psicofisiologici e biopsicoambientali di un sistema di riferimento. L’ottica è spostata da una classica psicologia basata sui contenuti e sulle differenze individuali a una nuova psicologia scientifica basata sui processi comuni ai diversi organismi (o sistemi). Non più un’attenzione al passato, non più interpretazioni arbitrarie su eventuali nessi causali tra eventi passati e manifestazione attuale, ma finalmente un’attenzione clinica alle reali cause agenti nel qui-e-ora che, secondo Baranello, sono alla base del mantenimento di un disturbo o un problema.

La psicologia emotocognitiva utilizza un approccio scientifico con un tentativo di codifica matematica dei propri assunti di base. La teoria emotocognitiva ha proposto numerose innovazioni in ambito scientifico, dai concetti di “loop disfunzionale” al principio di contingenza tra causa ed effetto, fino alla ridefinizione dei concetti di bisogno e desiderio, di sofferenza primaria e secondaria. Importantissimo il concetto dei sistemi funzionali antagonisti il quale ha portato alla creazione dello schema ABC emotocognitivo utilizzato nella clinica psicologica, schema questo che ha “fatto gola” a non pochi con clamorosi tentativi di copia da parte di aderenti ad altre scuole di pensiero. Molto noti anche i concetti di trauma sociale, trauma relazionale e microtrauma della prima teorizzazione dell’autore. La teoria emotocognitiva ha offerto così un modello sistematizzato per leggere, secondo una nuova ottica, il funzionamento dei sistemi presi come riferimento.

Ricordiamo che ogni scoperta e innovazione in ambito scientifico è il prodotto di numerosi studi e ricerche precedenti e l’innovatore è colui che, per primo, intuisce come collegare tra loro tali acquisizioni all’interno di un sistema di osservazione originale. La teoria emotocognitiva di Baranello è questo. Una nuova visione, una nuova spiegazione sul funzionamento sistemico che nasce da un’originale organizzazione di studi multi-disciplinari e che ha favorito l’accesso a nuove scoperte e acquisizioni. Un passo aggiuntivo sulla scala della conoscenza. Il modello teorico è soggetto a continue revisioni e l’attività di studio e ricerca è incessante.

La sua applicazione nella scienze psicologiche è denominata psicologia emotocognitiva e ha permesso in ambito clinico di ridurre notevolmente l’arbitrarietà che spesso domina i classici assunti psicologici. Le prove di efficacia nell’applicazione della psicologia emotocognitiva per la diagnosi e la cura in ambito psicologico, senza utilizzo quindi di farmaci e senza psicoterapia, sono basate sull’evidenza della remissione sintomatologica.

Nella scuola si adotterà, per finalità clinico-diagnostiche, l’ultima versione del Manuale Diagostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) al fine di adottare criteri codificati a livello internazionale per la valutazione pre- e post-trattamento nonché per le valutazioni cliniche in caso di consulenze tecniche. L’obiettivo del professionista psicologo a indirizzo emotocognitivo è portare a remissione, ove possibile, il disturbo o, più ampiamente, il problema, presentato dal paziente. Per farlo lo psicologo emotocognitivo lavorerà sui processi psicofisiologici che nel qui-e-ora causano il mantenimento del disturbo, riducendo la complessità dei fenomeni rappresentati dal paziente a uno schema di funzionamento generale che fa capo al concetto proposto da Baranello di “Loop Disfunzionale” (2006).

L’intervento dello psicologo emotocognitivo in ambito clinico è basato sull’uso dello strumento sanitario del colloquio psicologico per finalità riabilitative attraverso metodi di tipo psicoeducativo. Il nostro compito, come studiosi di clinica psicologica, è riuscire ad offrire la migliore prognosi possibile e creare un modello altamente predittivo in ambito clinico-sanitario. La scuola di psicologia emotocognitiva si muove in modo pragmatico in questa direzione cercando di offrire al professionista psicologo una competenza concreta per le attività sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione in ambito psicologico.

INFO: http://www.scuolapsicologia.com/emotocognitiva/

 

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