La Terapia del Disturbo Ossessivo-Compulsivo con la Psicologia Emotocognitiva


Il disturbo ossessivo-compulsivo, noto con l’acronimo DOC, è un disturbo piuttosto complesso e può apparire in moltissime forme se dovessimo analizzare i contenuti di pensieri e compulsioni. Una persona può soffrire sia di “piccole” manie più o meno gestibili fino a grandi forme disfunzionali altamente e gravemente invalidanti. Il disturbo ossessivo-compulsivo si manifesta con la presenza di ossessioni e/o compulsioni. Per questo al fine di capire il disturbo è necessario prima definire questi due concetti. Cosa sono quindi le ossessioni e cosa sono le compulsioni?

Cos’è un’Ossessione in Psicologia

Per ossessioni s’intendono pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti, vissuti come intrusivi e indesiderati che, nella maggior parte delle persone, causano ansia o disagio marcati e verso i quali la persona mette in atto tentativi di ignorarli, di sopprimerli o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni (v. compulsione). Il contenuto di un’ossessione può essere sia “logico” sia “assurdo”, il pensiero intrusivo può assumere cioè qualsiasi “forma”. Un pensiero ossessivo può riguardare davvero qualsiasi cosa. Le ossessioni sono pressoché infinite e sarebbe impossibile da elencare. C’è chi pensa in modo ossessivo a bestemmie, c’è a chi viene in mente di poter fare del male a se stessi o altri, c’è chi ha l’ossessione essere sporco o contaminato, chi è ossessionati da idee di controllo. L’ossessione sicuramente più comune è legata al dubbio. Ogni sorta di dubbio. Il dubbio di aver chiuso il gas, chiuso la porta di casa, il dubbio di aver dimenticato qualcosa, di aver dimenticato chiavi dell’auto o il cellulare e così via. Davvero sono innumerevoli. La psicologia emotocognitiva ha ben spiegato quanto non sia importante il contenuto del pensiero ma il processo disfunzionale che si innesca e che viene definito dalla teoria emotocogntiva “Loop Disfunzionale” (Baranello, 2006). Comunque l’ossessione per poter essere definita tale deve necessariamente essere seguita da ansia o disagio.

Cos’è una Compulsione in Psicologia 

per compulsioni s’intendono comportamenti ripetitivi che prendono in genere forma rituale (es. lavarsi le mani, riordinare, controllare eccessivamente, ecc.) o azioni mentali (es. pregare, contare, ripetere parole mentalmente,…) che la persona si sente obbligata a mettere in atto in risposta a un’ossessione o secondo regole che devono essere applicate rigidamente. Capendo che l’ossessione è seguita da disagio ancora una volta la psicologia emotocognitiva ci aiuta a capire che sia proprio la sensazione di disagio e sofferenza che si cerca di annullare o ridurre e non in sé l’ossessione. Va ricordato che tali azioni ripetitive, note come rituali o manie, non sono sempre collegate in modo realistico con ciò che esse sono designate a neutralizzare oppure sono chiaramente eccessive e fanno consumare tempo alla persona creando ulteriore disagio e portando a compromissione una o più aree importanti della vita del soggetto a livello personale, relazionale, sociale, lavorativo (o scolastico).

Diagnosi di Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Per la diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo è necessario rivolgersi necessariamente a un professionista della salute davvero esperto in materia. Molto spesso infatti la diagnosi clinica permette esclusivamente di ottenere “un’etichetta” diagnostica ma non di risolvere il problema. Per questo motivo gli psicologi a indirizzo di psicologia emotocognitiva suggeriscono che accanto a una diagnosi clinica sia sempre necessaria una diagnosi funzionale. Capire infatti come la persona si è organizzata per cercare di risolvere in modo autonomo il problema permette di valutare non soltanto il livello di compromissione ma soprattutto di capire quali sono i processi psicofisiologici e biopsicoambientali che sono alla base del mantenimento del disturbo. Per la diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo la prima regola che deve seguire lo psicologo è tenere in forte considerazione i criteri di esclusione. E’ importante che il disturbo non sia confuso con un altra patologia e che non sia direttamente dovuto agli effetti fisiologici di sostanze o legato a specifiche condizioni mediche. La diagnosi differenziale e la valutazione di eventuali disturbi in comorbidità è quindi fondamentale. Valutati gli aspetti clinici e funzionali questi si integrano nel processo di terapia psicologica.

Terapia psicologica breve del disturbo ossessivo-compulsivo

Essendo il disturbo ossessivo-compulsivo legato a contenuti di pensiero, a convinzioni personali a volte anche di tipo morale, affrontare direttamente il contenuto non è di certo la strada adeguata per il trattamento. La vecchia psicologia filosofica, soprattutto la psicoanalisi, ha praticamente fallito il suo mandato di tentativo di cura per quanto riguarda i disturbi ossessivo-compulsivi in quanto l’eccessiva focalizzazione sul contenuto del pensiero, sulle libere associazioni, sul passato, sull’interpretazione simbolica in realtà sembra alimentare la patologia ossessiva anziché risolverla.
In questo articolo parleremo invece della terapia psicologica del disturbo ossessivo-compulsivo con la psicologia emotocognitiva. Quella emotocognitiva è una teoria non è un metodo. Il metodo applicato è infatti di tipo psicoeducativo e la finalità dell’intervento sanitario in ambito psicologico è la riabilitazione funzionale, mentre lo strumento sanitario d’elezione utilizzato è il colloquio psicologico, quindi senza uso di farmaci e senza psicoterapia. La teoria emotocognitiva è l’indirizzo teorico, la base teorica in grado di spiegare come indirizzare le metodologie cliniche utilizzate dallo psicologo professionista adeguatamente formato.
La psicologia emotocognitiva suggerisce di focalizzare l’attenzione sul presente della manifestazione sintomatologica in particolare su quelli che vengono definiti i processi di organizzazione della persona nel proprio ambiente ed agenti nel qui-e-ora. Si agisce quindi sul “loop disfunzionale”, sul circolo vizioso che si innesca quando la persona tenta di risolvere in modo autonomo il problema cercando di agire sul pensiero credendolo la causa del proprio disagio. Quello che infatti accade è che i tentativi di ridurre l’ansia in realtà tendono a fallire ma, nonostante questo, la persona li reputa l’unico modo per cercare di controllare pensieri, ansia e sofferenza. Ben presto però tale modalità di comportamento innesca appunto il “LOOP DISFUNZIONALE” e trasforma un sintomo in un vero e proprio disturbo distruggendo a mano a mano la vita della persona.
Questa errata convinzione e tale comportamento sono proprio alla base del mantenimento del disturbo. Anziché agire sul contenuto del pensiero quindi, la psicologia emotocognitiva agisce sul processo che lega il pensiero ossessivo al comportamento rituale. In questo modo si procede con una rieducazione funzionale che porta verso una ridefinizione autonoma delle modalità adeguate di azione e quindi verso una riabilitazione funzionale. I tempi di trattamento possono variare da persona a persone. In genere sono piuttosto brevi rispetto alle vecchie forme di trattamento. La media di circa 15-18 sedute più il mantenimento con sedute dilazionate nel tempo. Le prime 4-6 sedute si svolgono una volta a settimana per poi essere spostate dopo 2 settimane, 3 settimane, un mese e così via. E’ molto importante l’adesione del paziente al trattamento perché nelle prime sedute non si avrà la sensazione immediata di soluzione. La fatica del trattamento comunque è davvero poca cosa rispetto alla fatica che la persona vive ogni giorno quando si è affetti da un disturbo ossessivo-compulsivo. Considerando che la maggior parte dei vecchi trattamenti ha un’efficacia piuttosto bassa e una durata piuttosto lunga, poter intervenire in circa 15-18 sedute fino a pochi anni fa risultava impensabile. Anche il costo dei trattamenti risulta nettamente più basso rispetto alle vecchie forme di terapia basate su impostazioni filosofiche. Ad esempio la classica psicoanalisi ha una durata a tempo indeterminato, ovvero si sa quando si inizia e non si sa quando si finisce e pochissime prospettive di soluzione reale visto che l’obiettivo dell’intervento psicoanalitico non è tanto la soluzione del disturbo quando una conoscenza psicoanalitica di sé. La psicoterapia psicoanalitica spesso consiglia addirittura sedute che possono arrivare anche fino a 4 incontri a settimana per diversi anni. Insomma anche soltanto un incontro a settimana di vecchi trattamenti per un anno equivale alla fine a ben 52 sedute.
Quello che propone la psicologia emotocognitiva è esattamente l’opposto. Un numero di sedute chiaro e definito, un percorso di trattamento basato sul processo di organizzazione della persona, un’attenzione al qui-e-ora e un obiettivo di remissione sintomatologia spontanea. Questo non significa garanzia al 100% di successo terapeutico sia ben chiaro. Ogni caso va valutato nello specifico e serve sempre sia l’impegno dello psicologo che quello del paziente che deve aderire al trattamento. I risultati sono altamente confortanti in quanto si arriva a oltre il 75% di casi in remissione e quasi tutti i casi migliorati (remissione parziale o miglioramento). Sono rari i casi rimasti invariati e nessun caso è peggiorato. Questi dati spingono la ricerca scientifica in ambito psicologico in una nuova direzione, ormai tracciata da oltre 14 anni d’intervento in psicologia emotocognitiva.

Studi di Psicologia emotocognitiva in Italia si trovano attualmente nelle città di Roma e Milano. E’ possibile richiedere un trattamento con uno psicologo a indirizzo emotocognitivo contattando la SRM Psicologia: www.srmpsicologia.com/centro

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